Il Tirreno

Palazzaccio in festa e il “Fio in su” vince i giochi di quartiere

Palazzaccio in festa e il “Fio in su” vince i giochi di quartiere

Trottola, fune, corsa nei sacchi: bella sfida fra i residenti Applausi allo spettacolo con “Gingillo” e ai bersaglieri

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Approfittando della serata estiva e dei panini ripieni di squisita porchetta, quasi 400 persone hanno partecipato sabato sera alla festa del Palazzaccio “Dal fio ‘n su e dal fio ‘n giù”. L’appuntamento ha inchiodato in via Rosmini ragazzi e anziani senza nessuna distinzione, perché niente riesce a dividere e unire quanto il sano campanilismo nato all’ombra di una secolare pianta che ha scritto la storia di un quartiere e poi di un rione.

Per gli organizzatori, che hanno fatto le ore piccole, non poteva finire meglio. L’appuntamento è all’anno prossimo. Simona Camberini, organizzatrice, conferma che nel 2014 l’evento si ripeterà. Del resto, come non riproporlo quando tanta gente si ritrova all’angolo del circolo bersaglieri per festeggiare e trascorrere una nottata in allegria? Lo spirito è questo, anche se rispetto alle immagini in bianco e nero datate 1925 il mondo è cambiato, gli adolescenti hanno scelto un telefono per amico e la rete non serve più per recintare l’orto ma per avere nuovi contatti. Per una sera, però, sembra d’essere tornati indietro nel tempo, quando bastavano i compagni di giro per divertirsi. In tre giorni, molti sono stati i giochi – tiro alla trottola, alla fune, corsa nei sacchi – con cui quelli del Palazzaccio si sono misurati. Alla fine, ha vinto la squadra del Fio ‘n su, pronta a beccarsi pure i complimenti di don Reno Pisaneschi, presente alla cena e autore, insieme a Ennio Casini, di un libro sull’epoca. Con loro, l’assessore Lia Burgalassi, residente in quelle strade e conoscitrice delle persone e dei personaggi che le animano. Trasmettere la memoria, consegnando ai nipoti quanto di buono fatto dai nonni e dai bisnonni, era e resta l’obiettivo principale. Poi, prima della lotteria, lo spettacolo teatrale preceduto dalla Fanfara dei Bersagliericon, al centro del palco, il calzolaio Giuseppe Faccini detto “Gingillo”.

Per chi non lo sapesse, è proprio lui che, un giorno, piantò nell’orto davanti a casa un fico. La storia inizia così: con le rivalità, le amicizie e gli sfottò che si ripetono negli anni tra mille ricordi e qualche immagine ingiallita. Nostalgia? No, meglio un bicchiere di vino senza voltarsi indietro. Arrivederci al 2014.

Michele Falorni

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