Il presidio
Due passi dove l’erosione si è mangiata quasi tutto
Oltre Andalù il paesaggio cambia: rami secchi, tronchi caduti, pineta sparita E gli interventi per la zona a sud di Cecina sono previsti non prima del 2015
CECINA. Una domenica mattina di metà settembre, l’aria è frizzante e il cielo, coperto di nubi nere come l’inchiostro, ha scacciato anche gli irriducibili del mare. Camminare da Andalù verso Marina di Bibbona significa immergersi nella natura, con il verde rigoglioso dei pini a incorniciare la spiaggia bagnata dalle onde nel silenzio rotto soltanto dal cinguettare degli uccelli.
Pochi passi, però, e il paesaggio cambia: non ci sono più i sassi che affiorano dall’arenile, perché oltre l’ultimo pennello lo spettacolo è triste: l’erosione, implacabile, mangia tutto. Giorno dopo giorno. Per avere la conferma basta un colpo d’occhio: gli alberi sono sempre più secchi, alcuni tronchi sono caduti sulla spiaggia finissima, altri sono prossimi a staccarsi e a morire. Il colore smeraldo lascia il posto al grigio cupo, ai rami secchi, alle crepe nella duna sempre più profonde. Ci sono famiglie con i bambini, un podista con il cane, un nonno che passeggia lento e non sa capacitarsi di come, in 40 anni, siano spariti non uno, ma 50 ettari di pineta. Non è possibile, dice, eppure è la fotografia esatta dell’enorme sofferenza di questa costa, del cui futuro si parla senza sosta. Già, che ne sarà di questo splendido paesaggio? Sarà la mano dell’uomo a salvarlo prima che sia troppo tardi oppure resterà soltanto la memoria? E pensare che, non più tardi di un mese fa, un gruppo di turisti milanesi qui in vacanza rimase esterrefatto perché, sedendo all’ombra delle secolari piante, scoprì rumori e scorci sconosciuti. E’ il caso di chiedersi, dunque, se chi ha scelto Marina per trascorrere le ferie venga per l’ambiente, unico nel suo genere. E pensare, in fretta, a un progetto che tuteli quel tratto di litorale, al centro di riunioni e discussioni continue. L’assessore provinciale Paolo Pacini ha dichiarato che di salvaguardia della zona a sud se ne riparlerà forse nel 2015. Perché? Per via dei soldi, che non ci sono. Bel problema. Inoltre, andrebbero coinvolte la Regione, la Provincia e il Comune: insomma, un discorso lungo, fatto di incontri e mille punti di vista mentre l’erosione prosegue indisturbata il suo cammino.
Eppure, questa sarebbe una storia da libro Cuore, e meriterebbe un finale diverso. In altri Paesi… lasciamo perdere. Speriamo, invece, che per una volta la burocrazia non rallenti le procedure e le indispensabili risorse si trovino.
Michele Falorni
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