Il Tirreno

Trasloco iniziato, addio tribunale

di Alessandro De Gregorio
Trasloco iniziato, addio tribunale

Definitivamente tramontata ogni speranza di salvare la sezione. Bartolomei: «Una vergogna»

2 MINUTI DI LETTURA





CECINA. Sono arrivati con due camion e hanno cominciato il trasloco di fascicoli, computer, arredi. Hanno smontato gli uffici dei giudici, svuotato gli armadi, disossato le cancellerie. E hanno portato tutto a Livorno, nel tribunale civile di via De Larderel e in quello penale di via Falcone e Borsellino. Poi toccherà al personale, peraltro già ridotto da tempo (due cancellieri deceduti mai rimpiazzati, peraltro).

Da domani il tribunale di Cecina, quello delle sentenze sprint, giudicato il secondo più efficiente in Italia, esisterà solo nei ricordi. Sopravviverà, al piano superiore, solo l’ufficio del giudice di pace se verrà accolta la relativa domanda inoltrata ad aprile dai dieci comuni della Bassa val di Cecina.

Ma al piano terra non ci saranno più udienze per truffe, violenze, omicidi colposi, reati edilizi o ambientali, eccetera. Per una testimonianza, una consulenza, o semplicemente per un atto di volontaria giurisdizione, si dovrà andare a Livorno.

La sede distaccata di Cecina sparisce per effetto del decreto legislativo 155/2012. Un decreto il cui iter è iniziato sotto il governo Berlusconi, si è concluso sotto l’esecutivo Monti ma in sostanza è stato voluto da tutto l’arco parlamentare. Non dal territorio, dove però a nulla sono serviti gli appelli o le lettere, come quelle inviate dal sindaco ai ministri, ai presidenti del consiglio, al presidente Napolitano. I più tenaci e gli ultimi ad arrendersi sono stati gli avvocati: l’Associazione forense cecinese ha vinto anche un ricorso al Tar ma ha sbattuto contro il muro innalzato dadue ministri (Paola Severino prima e Annamaria Cancellieri ora), dal Csm, contro la Corte costituzionale e l’immobilismo dei politici che a parole si sono dimostrati contrari al decreto. Nando Bartolomei non usa mezzi termini a proposito della chance non sfruttata dal Parlamento, quella della commissione giustizia del Senato che aveva votato per un rinvio: «Una vergogna - dice l’avvocato - E’ servito solo a fare pressione sul ministro che ha concesso una proroga per otto sezioni in tutta Italia. Voglio vedere ora come Livorno potrà accogliere il gravame delle sezioni distaccate. Non ci sono aule, uffici, le strutture sono fatiscenti. Tutto per la favola del risparmio? Al contrario avremo un aggravio dei costi per i cittadini».

Nei giorni scorsi gli ufficiali giudiziari hanno presentato un’istanza al presidente del tribunale chiedendo di mantenere il presidio nelle attuali sedi. Hanno fatto due conti e sono giunti alla conclusione che per le notifiche e le esecuzioni i costi dovuti alle indennità di trasferta triplicherebbero. Senza contare la dilatazione dei tempi. Il presidente Vincenzo Martorano non si è ancora pronunciato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani