Pasticcio Varo Village Sanatoria bocciata e demolizione sospesa
L’ufficio tecnico respinge la richiesta di conformità edilizia ma l’ordinanza di abbattimento è bloccata dal tribunale
BIBBONA. Nuovo round per la battaglia che vede schierata l'amministrazione comunale di Bibbona contro l'Hotel Varo Village di proprietà della società 3M Immobiliare Sas di Bibbona, che fa capo a Mauro Macchi. Nei giorni scorsi sono arrivati, nell’ordine, il diniego alla sanatoria richiesta dalla proprietà e di conseguenza un nuovo ordine di demolizione da parte dell'ufficio tecnico del Comune di Bibbona, i cui termini di esecuzione (90 giorni) sono sospesi in attesa della sentenza per la causa riguardante l'usucapione. A questa si era infatti appellata la proprietà, come scrivevamo ad inizio estate nel nostro giornale. La prossima udienza è fissata per il 23 settembre a Livorno.
L’ordinanza. «Si tratta di una prassi – spiega Sandro Cerri, responsabile ufficio tecnico di Bibbona – Dopo il diniego è partita la nuova ordinanza che diventerà esecutiva al momento della lettura della sentenza. Per noi restano costruzioni abusive, in parte realizzate su proprietà comunale».
La proprietà. Non è dello stesso avviso Varo Macchi, figlio di Mauro, che ha fatto causa al Comune per usucapione. «Ho costruito nella mia proprietà - affermava Macchi - anzi è stato il Comune, al contrario, ad impossessarsi di metratura in più. Il disavanzo è di circa 12-13 metri». Erano stati alcuni tecnici abilitati dal catasto di Livorno e dal Comune di Bibbona a depositare la cartografia, riportando i confini delle varie particelle e dei lotti che compongono l’area comunale. «Ma queste carte – continuava Macchi – hanno portato alla luce diversi sbagli commessi durante i rilevamenti tecnico-topografici, estesi nel tempo vuoi per riconfinamenti o vendita di particelle. Quindi, non solo ho rispettato i confini con un progetto, lo ricordo, approvato dall’ufficio tecnico comunale, ma la mia proprietà è maggiore di circa 12 metri».
L’oggetto della demolizione. Gli abusi edilizi riguarderebbero la struttura in alluminio e vetro adibita a "champagneria", realizzata sul lato prospiciente via del Mare. Sarebbe in parte costruita su proprietà comunale e quindi non alla distanza di 5 metri dal confine dell’ente pubblico. Il tutto sarebbe avvenuto senza autorizzazione edilizia, paesaggistica e permesso a costruire. Nel dettaglio gli abusi riguarderebbero la tettoia in alluminio con copertura in telo pvc aperta su tre lati; la centrale termica, spogliatoi e wc pubblici realizzati quasi totalmente su proprietà comunale. Così come gli impianti tecnologici recintati con rete metallica e pali in legno e messi a servizio della struttura ricettiva; un ampliamento volumetrico dell'edifico adibito a fondi commerciali, mediante chiusura di una terrazza (per le parti a distanza inferiore ai 5 metri dal confine); e infine la cabina elettrica privata.
La sospensione. In attesa che la giustizia faccia il suo corso è stata sospesa la decorrenza dei 90 giorni previsti per la demolizione, sino alla definizione della causa in corso presso il tribunale di Livorno. Nel caso di esito vittorioso per il privato, la società 3M Immobiliare Sas acquisirebbe, con effetto retro attivo, il diritto di proprietà sui terreni ove insistono le suddette opere abusive e verrebbe meno il presupposto (insistenza delle opere su proprietà comunale) che ha determinato il diniego sull’accertamento di conformità, edilizio e paesaggistico, richiesto dalla società. E quindi anche l'ordinanza di demolizione cadrebbe.
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