Il presidio
Melody al canto del cigno «Serve un aiuto pubblico»
Il presidente Giorgerini: «Da soli i privati possono fare molto, ma non tutto» I bilanci della società si sono sempre chiusi in deficit. E ora i soci fuggono
BOLGHERI. Il Bolgheri Melody pronto a chiudere per sempre il sipario sull'Arena Mario Incisa Della Rocchetta. La notizia è stata rilanciata ieri da un comunicato ufficiale dell’ente e fa seguito alla difficile situazione finanziaria che la società organizzatrice sta attraversando, come denunciato nei giorni scorsi dal responsabile dei rapporti istituzionali Angelo Piras: «Servono 330mila euro per continuare a offrire spettacolo all’ombra dei cipressi carducciani. I politici ci diano una mano: bastano 100 euro caduno per risolvere la situazione». L’appello-provocazione pare non aver prodotto i risultati sperati e così ieri anche il presidente della Bolgheri Melody Srl Luciano Giorgerini ha chiesto una mano (pubblica): «Da soli i privati possono fare molto, ma non tutto. Ci manca il sostegno delle istituzioni».
Ma perché proprio ora il management del Bolgheri Melody piange miseria? Guardando i bilanci degli ultimi tre anni, infatti, si scopre che i deficit non sono una novità. Anzi, i consuntivi riportano un rosso di 179mila euro nel 2012, di 218mila euro nel 2011 e addirittura di 398mila euro nel 2010. I 330mila euro di sbilancio previsti per la chiusura del 2013, dunque, non rappresentano né una cifra record né tantomeno una spiacevole sorpresa. Fino ad ora però, i soci che facevano parte della srl hanno sempre ripianato il debito senza battere ciglio. Evidentemente il gioco valeva la candela e i vantaggi (diretti e indiretti) prodotti dal festival erano comunque lauti. Dal 2012, però, le cose sembrano essere cambiate: alcuni dei soci si sono rifiutati di versare le somme richieste per ripianare i debiti. Ne sono nate querelle e diatribe che probabilmente finiranno in tribunale. Inoltre,non tutte le quote liberate da chi ha detto addio alla srl non sono state ricollocate. E senza nuovi soci (e capitali freschi) ripianare il debito diventa sempre più difficile.
«Non c’è da meravigliarsi – spiega Piras, responsabile di rapporti istituzionali del festival – La nostra, come tutte le altre società, ha subito la convergenza negativa della crisi. Il turismo segue il flusso monetario e in un clima di spending review, i conti sono presto fatti. Fino a quest’anno i soci hanno contribuito al risanamento dei debiti, ma adesso mettere mano al portafoglio, diventa sempre più difficile. Fa male vedere che, nonostante il nostro impegno, nessuno ci viene incontro. A partire proprio dalle istituzioni. Manca la volontà della politica ad interessarsi di questi eventi».
Piras indirizza i suoi strali verso bersagli ben precisi. «Il presidente Rossi non si è mai visto e altri deputati del luogo cos’hanno fatto in definitiva? Rossi va alla Versiliana perché non viene da noi? Bolgheri Melody dava vita ad un indotto occupazionale importante per il territorio». Gli facciamo notare che in un momento così difficile, con le famiglie sul lastrico e innumerevoli casi di suicidio per motivi economici, i politici hanno altre priorità. Piras non si scompone «Quella di chiedere 100 euro ai parlamentari era una provocazione, ma è proprio da lì che devono ripartire i contributi che poi arrivano alle Regioni e ai Comuni. È un innesco chimico. La Regione si deve fare portavoce delle storture del territorio. Società come le nostre devono essere protette dal ministero del Turismo, non devono lavorare con i debiti. E la proposta del Consorzio dei Comuni che fine ha fatto? Nessuna partecipazione, nemmeno nell’acquisto di biglietti».
Divina Vitale
Gianni Parrini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
