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«Dal governo misure inadeguate»
Alla festa del Pd Simona Bonafè, braccio destro di Renzi. «Pdl, basta coi ricatti»
ROSIGNANO. A Livorno nel Pd correva voce che laddove non arrivava Matteo Renzi, arrivava invece Simona Bonafè, il braccio destro del sindaco fiorentino.
La giovane deputata alla festa del Pd rosignanese si è presentata con i gruppi renziani del territorio: gli uomini e le donne del laboratorio rosignanese e quelli dei Cecina Adesso. Ha presentato la sua nuova esperienza alla Camera e ha risposto alle domande sulla vicenda del Pd alle prese col congresso nella difficile situazione del Governo Letta.
La partecipazione al governo di cosiddette larghe intese ha fornito qualche esito positivo?
Alla domanda Bonafè non può che rispondere in termini interlocutori: «Non c'è dubbio che le misure prese sono insufficienti e che solo con interventi più decisi in Europa dobbiamo corrispondere a criteri di equità che per il momento sfuggono. Si deve passare insomma dalla politica del rigore a quella dell'equità, della giustizia sociale».
Allora in un quadro che si ritiene insoddisfacente è in discussione anche la tenuta dell'attuale Governo?
«Il problema è che il Governo si deve decidere a produrre risultati. Insomma è in discussione l'efficacia dei risultati. Non è che le misure finora prese siano errate. Anzi. Il problema è che sono inadeguate rispetto alla crisi ed ai bisogni dei cittadini. Né è pensabile che possiamo subire i ricatti del Pdl».
La tenuta?
«Per me il Governo potrebbe durare anche 5 anni, purchè la sua azione sia efficace. Da qui anche l'obiettivo di una leadership più forte e di un partito al passo del rinnovamento».
Già, il tema del rinnovamento del partito. Ma non le pare che il Pd sia un partito che rischia di implodere? Un Pd con almeno 23 correnti?
«Il congresso - dice Bonafè - è il luogo dove alla fine si devono definire programmi ed identità. Sotto questo profilo vi sono diversi nodi da sciogliere. In sintesi: dobbiamo costruire un proposta seria per il Paese. La data del congresso conta poco. Quello che conta è che si definiscano bene i progetti per il decennio futuro, non solo per il momento».
Tuttavia c'è una questione dirimente. E'più importante vincere le elezioni o le primarie? Si continuerà con questa mistica delle primarie, che soltanto il Pd in Europa fa al proprio interno?
«Intanto molti partiti usano primarie o strumenti di selezione analoghi. Certo sarebbe assurdo vincere primarie e perdere le elezioni. Però le primarie possono allargare il bacino elettorale e noi che puntiamo ad un partito con ipotesi maggioritaria lo riteniamo uno strumento valido. Poi conta anche ai fini di un Congresso contendibile e serio».
Avete voi renziani usato e abusato dell'espressione "rottamazione". Vi siete poi pentiti del termine usato?
«No, perché intendevamo rottamazione di idee e di sistemi. Questo soprattutto. D'altra parte c'era anche un problema di cambio profondo di classe dirigente nel Pd. Oggi noi abbiamo nel gruppo parlamentare del Pd una cospicua presenza di nuovi parlamentari, frutto certamente anche della battaglia da noi condotto per un salto generazionale nel Pd. Sono convinta però che bisogna andare oltre e che il processo di cambiamento debba investire il partito nel suo complesso».
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