Il Tirreno

Il Polo tecnologico fa flop conti in rosso a fine anno

di Gianni Parrini
Il Polo tecnologico fa flop conti in rosso a fine anno

È critica la situazione del consorzio pubblico-privato: previsti 313mila euro di buco Stoppati i finanziamenti pubblici l’ente si scopre sovradimensionato e costoso

3 MINUTI DI LETTURA





CECINA. «Qui si progetta il futuro». Nel novembre 2012, autorità locali, politici e professori universitari si presentarono a Cecina per partecipare all’evento. Si festeggiavano i 15 anni di vita del Polo Tecnologico della Magona, il consorzio pubblico-privato nato nel 1997 e ritenuto un centro di eccellenza in Italia (e non solo) per quel che riguarda la ricerca applicata nel campo della chimica e dei nuovi materiali. Peccato che in quell’occasione nessuno si sia ricordato di dire che le magnifiche sorti e progressive del Polo sarebbe presto precipitate in uno scenario da profondo rosso.

Un guscio vuoto. Secondo i dati in nostro possesso, alla fine del 2013 il bilancio dell’ente segnerà un pesante passivo: 313mila euro di deficit. Una cifra considerevole, che non potrà essere coperta dall’attuale fido bancario (250mila euro) e che pertanto rischia di intaccare il capitale sociale (193mila euro). Il pericolo è che i soci pubblici (Comuni di Rosignano e Cecina, Provincia e Università) e privati (una ventina di aziende) a fine anno siano costretti a ripianare la falla di tasca propria. Non proprio uno scenario incoraggiante per questo ente di ricerca, la cui struttura appare sempre più come un guscio vuoto, o quantomeno sovradimensionato. Fino ad oggi il Cptm era riuscito a tenere i conti in regola grazie alle risorse piovute dalla Regione. Ma ora che Firenze ha tagliato i viveri (il previsto finanziamento di 400mila euro per il biennio 2013/14 non ci sarà) il Consorzio è costretto a sperimentare la dura legge dell’autosostentamento.

Caccia alle risorse. Il Cptm dovrebbe autofinanziarsi attraverso le commesse che riceve dalle aziende del settore chimico-industriale per le quali svolge attività di ricerca. Al momento, però, pare che non vi siano nuove richieste. Il Polo svolge anche il ruolo di “incubatore” di imprese: in pratica, fornisce spazi, tecnici e laboratori a coloro che sono interessati a lanciarsi in un’iniziativa imprenditoriale innovativa. Ma anche su questo fronte ci sono solo dolenti note. Le aziende “incubate” sono assai poche (non si arriva alla decina) e quelle che ci sono faticano a pagare gli affitti: sono ben 73mila gli euro di arretrati che il Cptm deve riscuotere. Soldi che peraltro sono riportati come regolari entrate in bilancio. Ci sono poi i costi fissi per il personale (11 dipendenti a tempo indeterminato con 14 mensilità, il cui costo totale è di ben 420mila euro l’anno!) e quelli per il presidente Claudio Scali e il direttore Cristiano Nicolella (20mila euro l’anno caduno), il vicepresidente (10mila), i sindaci revisori, i membri del cda e i consulenti (fra cui l’ex direttore Severino Zanelli, pensionato). Senza contare le bollette. In totale, i costi fissi si aggirano intorno al milione di euro l’anno. Le entrate del 2013, invece, al momento sono ferme a 744mila euro.

Il piano di salvataggio. Vista la situazione finanziaria, i vertici del Polo avrebbero già studiato una strategia per abbattere le spese: riduzione del 20% degli emolumenti di presidente e direttore, azzeramento delle indennità annuali dei consiglieri, taglio del 10% della retribuzione del vicepresidente, ecc. Per quanto riguarda i dipendenti, invece, nelle settimane scorse si è tenuto un incontro al fine di concordare una riduzione (temporanea) dei superminimi e dell’orario di lavoro. Tutte soluzioni che permetterebbero di chiudere il bilancio 2013 senza sforare il fido bancario. È chiaro, però, che sul lungo termine serviranno interventi di ben altro tenore per ridurre le spese di una struttura che, sotto vari aspetti, appare sovradimensionata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera