Il presidio
Poca spiaggia e tante dune, i passi indietro di Andalù
In 3-4 anni si sono persi dieci metri di arenile. E lo scalino con la pineta cresce Per la Forestale «i lavori al porto non c’entrano, è un fenomeno iniziato prima»
CECINA. Guardi il mare splendere, uno spettacolo. Ma lo vedi sempre più vicino alla pineta, in alcuni punti fin troppo vicino. Come oltre il secondo pennello, in direzione di Marina di Bibbona.
Siamo ad Andalù, nella parte a sud delle spiagge di Cecina. Bagnanti che si godono il sole e anche un po’ del vento di ieri, ma che fanno fatica a trovare spazio per gli ombrelloni. Un problema meno sentito al termine della passeggiata, ma è un fenomeno in crescita via via che si cammina verso la spiaggia riservata ai cani. E sebbene i lavori al porto non siano la causa dell’erosione in questa zona, di sicuro negli ultimi anni qualcosa è accaduto per mangiarsi una bella fetta di arenile. E rendere anche i pini più bruciacchiati, secchi, quasi grigi (FOTO).
La forestale. «Che negli ultimi anni il fenomeno dell’erosione si sia accentuato è un dato di fatto - commenta il comandante della Forestale di Cecina, Massimo Celati - ma personalmente non lo legherei alla nuova diga. Anzi». La pineta è sempre stata più alta del livello del mare, raccontano gli esperti della zona, così come le dune tra la parte alberata e l’inizio della spiaggia hanno sempre fatto da cornice alla giornata di mare dei turisti. Insomma, lo scalino è ed era inevitabile. Ma chi le conosce bene, queste zone, dice che adesso il dislivello in alcuni tratti è più marcato, mentre un tempo era più addolcito. Specialmente guardandole dal mare, quelle dune sono davvero notevoli. E stavolta lo spettacolo, con il mare alle spalle, non è dei migliori. «Io credo l’opposto in realtà - prosegue Celati - prima c’era una scarpata quasi verticale, tra la spiaggia e la pineta, adesso la vedo rimodellata. E in questo senso forse il ripascimento dopo il rifacimento dei tre pennelli può essere stato d’aiuto».
Dieci metri in tre anni. Sta di fatto che in 3-4 anni, la spiaggia libera è arretrata verso la pineta di 7-8 metri. Quando i pennelli attuali ancora non c’erano. Anche dieci metri. «Sono sicuro di questo arretramento - prosegue il comandante Celati - perchè proprio 4 anni fa ho realizzato in pineta, diciamo a 8 metri dalla scarpata, un intervento di rimboschimento con alcune piantine, proteggendole con dell’erica arborea messa a recinzione, come frangivento. Bene, il mare si è portata via tutta quella protezione naturale. Non esiste più. Significa che l’azione erosiva era già cominciata molto indietro nel tempo, il mare e le sue correnti avevano già iniziato a erodere la spiaggia arrivando anche all’interno».
Passi indietro. Andalù, inoltrandosi dalla pineta verso sud, è una spiaggia a metà. Si è fatta piccolina sotto i colpi del vento e delle correnti che l’hanno rimodellata. I critici tirano in ballo il porto, ipotizzando che ora l’erosione potrebbe aggravarsi: «Da quando sono iniziati i lavori - dice un bagnante - c’è sempre meno spazio in spiaggia, si strettisce sempre più». Stendersi con un asciugamano spesso diventa complicato, data la pendenza della sabbia. E poi ci sono quegli alberi dietro lo scalino che danno un senso di sofferenza. Prima non era esattamente così. «Eppure meglio avere 7mila alberi che 700 case - ha ribadito pochi giorni fa il sindaco Benedetti - Il raddoppio del Tombolo l’ho voluto fortemente sin da giovane, quando ho iniziato a fare politica, e così facendo abbiamo strappato la pineta alla cementificazione selvaggia». Ma il 70% delle piante è finito male, malgrado le buone intenzioni di chi ha voluto raddoppiare la pineta. Rami secchi, spogli. E adesso gli ambientalisti guardano storto quegli alberi e quella spiaggia così ritirata verso l’interno. «Speriamo non arretri ancora». La storia di Andalù non lo merita.
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