Il presidio
Ldc rilancia l’idea di un comune unico coi colli pisani
CECINA. Rilanciano la proposta del “Comune unico”, inserendosi nel dibattito riaperto dalla proposta del sindaco di Cecinba Benedetti di unire Cecina con Bibbona. Così il Laboratorio Democratico...
CECINA. Rilanciano la proposta del “Comune unico”, inserendosi nel dibattito riaperto dalla proposta del sindaco di Cecinba Benedetti di unire Cecina con Bibbona. Così il Laboratorio Democratico ricorda che una loro proposta fu portata all’attenzione “già dai tempi del Comitato pro Renzi”. «A differenza della proposta di Benedetti - scrive Ldc - l'iniziativa nostra è legata al coinvolgimento dell'Unione dei Colli Marittimi Pisani (Casale, Montescudaio, Riparbella e Guardistallo, dovendo escludere, secondo loro, solo Castellin, territorialmente più vicina a Rosignano che a Cecina). Riccardo Castellini, esponente di Ldc, afferma: «con i suoi 28.000 abitanti ed i suoi 42 Kmq, Cecina si trasformerebbe in un grande ed importante comune fondendosi con i comuni collinari (8000 abitanti, 115 kmq), con i quali la contiguità territoriale e socioculturale è oramai più che assimilata. Crollando la divisione provinciale, oggi si stanno creando le condizioni politiche ideali, oltre ad una economia fortemente sinergica da sempre: stesso ospedale ed Asl, stesso gestore dei rifiuti, stesso gestore idrico, stessa viabilità, stesse problematiche ambientali (ad es. l'acqua)".
Che fine faranno i piccoli Comuni ? «Secondo noi - continua Castellini - non si possono più considerare come comunità autonome quelle che non hanno quasi più autonomia finanziaria e vedono ridursi le risorse di anno in anno; che sono costrette a cooperare per legge mettendo alcune funzioni in gestione associata o in unione; che contano lo 0,1% negli enti di area vasta e non hanno alcun potere decisionale (ad es. Ato acqua e rifiuti). L'unica autonomia che hanno i piccoli comuni è la pianificazione edilizia con i risultati che vediamo».
Fabio Tinelli Roncalli, consigliere Ldc ed al Comune di Montescudaio, aggiunge che "ad oggi, la fusione dovrebbe essere vista dai piccoli Comuni non come una retrocessione a frazione di una città ma come una grande opportunità di ripresa: semplificazione istituzionale, maggiore efficienza, efficacia ed economicità dei servizi, migliore capacità di governo e di programmazione territoriale, maggiore rappresentazione negli organismi di area vasta, riduzione dei costi della politica (meno sindaci, assessori, consiglieri e segretari comunali). Più sicurezza e meno incertezze per chi fa impresa. Ma anche e soprattutto uniformità fiscale, strumenti di pianificazione del territorio e regolamenti comunali unificati per chi abita a 9 km di distanza (ed anche molto meno: pensiamo ai cecinesi che vivono in zona ospedale ed ai montescudaini del Fiorino...)".
E' intenzione del Laboratorio organizzare una serie di incontri per informare a dovere tutti i cittadini, al fine di coinvolgerli in un processo d'iniziativa legislativa popolare (di livello regionale), che si tradurrà in una raccolta firme. «Sono i cittadini a dover decidere queste tipo di cose con i referendum. Quindi - conclude Ld - dei percorsi di condivisione e confronto si impongono».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google