Il Tirreno

Fusione Cecina-Bibbona Castagneto alza la voce

di Rino Bucci

Tinti: «Rispetto la proposta di Benedetti ma la legge è dalla nostra parte» Marini: «Un referendum», ma strizza l’occhio al comune oltre i 30mila abitanti

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CECINA. Lui, lei, l’altro. Stavolta il più classico dei triangoli si sposta entro i confini della politica. A cercare di condividere un progetto di vita, non spasimanti ma amministrazioni comunali a secco di risorse.

In questo caso, in mezzo, ci sta Bibbona. Poco più di tremila abitanti sparsi su tre frazioni tra collina, pianura e mare. A contendersela sono i vicini: Cecina e Castagneto Carducci. L’antefatto. In pieno clima ferragostano, e quasi preelettorale, il sindaco di Cecina Stefano Benedetti ha lanciato la proposta: «Perché non iniziare una discussione che porti alla fusione tra Cecina e Bibbona?». A seguire l’elenco di una serie di benefici in dote al matrimonio, dal superamento dei 30mila residenti all’alleggerimento dei patto di stabilità. I bibbonesi.

A fine proposta, Benedetti ha anche precisato di non aver ancora parlato con Fiorella Marini, la dirimpettaia fascia tricolore bibbonese (in scadenza di mandato). Lei dice che la sua amministrazione «venderà cara la pelle e che è particolarmente contesa», ma poi strizza l’occhio a Benedetti. «Siamo sempre più stretti dalla crisi economica – spiega Marini – ad oggi diventa difficile riparare perfino una strada. Penso che la fusione sia un passaggio indispensabile, quasi naturale». Il sindaco individua lo stesso percorso suggerito ieri dai gruppi consiliari “L’alternativa” e “Bibbona Migliore”: il referendum consultivo.

«E’ un momento a cui dovremo arrivare – continua Marini – i nostri cittadini devono capire che da questa fusione non perderemo la nostra identità ma avremo dei benefici e dei ritorni economici». Cambiamenti. In una geografia amministrativa che tra Province e piccoli comuni è destinata a cambiare il tema della fusione tra Cecina e Bibbona diventerà un punto fondamentale nel programma del prossimo candidato sindaco nelle varie amministrazioni.

«È una proposta che i nuovi amministratori non possono trascurare», dice Marini. Non a caso, qualche chilometro più a sud, in Val di Cornia è previsto per l’autunno il referendum per decidere della fusione tra Campiglia e Suvereto. Castagneto. La proposta di una fusione, però, era già stata lanciata. Quasi due anni fa. A farsi promotore di un matrimonio con Bibbona fu il sindaco di Castagneto Fabio Tinti che avanzò anche un nome, anzi un brand, per il nuovo ente: Bolgheri.

«La reazione fu fredda – dice Tinti – ma se la proposta fosse stata presa sul serio oggi saremo tra i primi Comuni ad aver portato a termine un percorso di fusione. Non entro nel merito nella proposta di Benedetti, massimo rispetto. Ma noi abbiamo un percorso già avviato con Bibbona». Le due amministrazioni, secondo la legge regionale 68/2011, sono già individuate come ambito unico (il numero 18) e condividono già alcuni servizi, come la polizia municipale.

«Entro la fine dell’anno – continua Tinti – avremmo dovuto arrivare alla completa condivisione dei servizi con Bibbona ma non ce la faremo. I confini devono andare oltre la Bassa val di Cecina e la Val di Cornia. Il progetto “Alta Maremma”, in cui sono impegnato, va proprio in questa direzione». Non a caso, il sindaco di Castagneto è da mesi impegnato in un percorso di avvicinamento con le realtà limitrofe della zona sud, come San Vincenzo e Sassetta. Potrebbero essere una valida alternativa se la fusione con Bibbona dovesse andare a rotoli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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