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Allarme per i bus carretta «Vecchi e poco sicuri»
L’età media dei pullman dell’extraurbano è 12 anni, oltre un milione i km percorsi Il sindacalista: «Manca la manutenzione preventiva, tagliato il personale»
CECINA. A maggio un autobus dell’ex Atl ha preso fuoco al Tripesce, non lontano da San Pietro in Palazzi, a bordo c’erano 25 studenti. Qualche mese prima, un autista di ritorno dal turno serale era stato fermato dai carabinieri e sorpreso in stato d’ebbrezza. Tre anni fa Giampaolo Poletto, rosignanese con problemi psichici, era riuscito ad entrare nel deposito delle Morelline e a rubare un bus. La sua corsa era finita a Livorno, dopo aver investito e ucciso un meccanico. Problemi che riguardano la sicurezza, a bordo, e intorno ai mezzi pubblici del nostro territorio.
Due settimane fa l’Italia si è commossa davanti alla morte di 38 persone volate da un cavalcavia in Irpinia insieme all’autobus in panne su cui viaggiavano. La magistratura ha subito messo gli occhi sul libretto di circolazione: il pullman era sull’asfalto da 18 anni ed aveva percorso 900mila chilometri. Troppi si dirà.
I nostri bus. Qual è lo stato di salute dei mezzi Ctt in Bassa val di Cecina? I numeri non sono così lontani da quelli impressi per sempre sul pullman in Irpinia. Anzi, molti veicoli hanno abbondantemente superato il milione di chilometri. Nel deposito in via dei Parmigiani ci sono 24 autobus che effettuano corse extraurbane, gli ultimi due sono stati immatricolati nuovi nell’agosto del 2012 e nel maggio del 2010. L’età media del parco è di 12 anni. Se si tolgono gli ultimi due acquisti il numero si abbassa di brutto. Gli urbani, i veicoli arancioni, invece sono 17. Gli ultimi sei arrivi risalgono a 8 anni fa, al 2005. E l’età media supera gli 11,6 anni. Le vere incognite sono i pullman blu, quelli che corrono sulle strade extraurbane. «Prima dell’incendio del Tripesce già altri mezzi avevano rischiato di andare a fuoco – ci dice un’autista – almeno due volte, una all’Elba e l’altra a Castelnuovo». Del resto, gli studenti che si sono visti arrivare le fiamme alle spalle avevano raccontato di episodi analoghi. Al punto che si era pensato, vista la somiglianza dei modelli, che ci fosse qualche problema di fabbrica (poi non riscontrato).
Passaggio di consegne. Il passaggio da Atl a Ctt (il presidente è sempre Alberto Fontana) ormai è sulla carta da mesi gli effetti, però, non si vedono. «Semmai si sono complicate procedure che un tempo erano automatiche – dice Diego Scambia, sindacalista Cgil – se prima avevano degli interlocutori a Livorno oggi ne abbiamo altri, sparsi per la Toscana».
Manutenzione. La crisi si è abbattuta anche sull’universo trasporti e a rischiare sono gli stessi autisti ma anche gli studenti, i pendolari, i viaggiatori occasionali. «Se un tempo in officina avevamo un personale sufficiente – continua il sindacalista – ora ci ritroviamo con sette meccanici (per 41 mezzi, ndr) compreso il responsabile che deve fare sia il meccanico che il magazziniere visto che c’è stato un pensionamento non sostituito». «Manca la manutenzione preventiva – spiega Scambia – in pratica con il personale che abbiamo si riesce a riparare solo i bus che sono danneggiati, il resto è tutto grasso che cola». Inoltre, per risparmiare l’azienda ha deciso di limare quelli che vengono definiti “i tempi accessori”. Si tratta di tutte quelle procedure, prima e dopo l’accensione del mezzo, che consentono al conducente di rilevare eventuali anomalie. Se per controllare il bus fino a qualche mese fa l’autista aveva dieci minuti ora deve sbrigare la procedura in meno della metà del tempo. A scapito della sicurezza.
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