Il Tirreno

I ristoratori: «Stop alle sagre selvagge»

Confesercenti contro la concorrenza sleale delle feste mangerecce. Livorno è la capofila in Toscana

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CECINA. «Stop alle sagre selvagge». Anna Landini, presidente della Confesercenti di Livorno, lancia la sua nuova campagna dichiarando guerra agli appuntamenti “mangerecci” che fanno concorrenza sleale alla ristorazione in sede fissa. «La nostra provincia la fa, purtroppo, da leone – spiega Landini – Confesercenti, conducendo un'indagine tutta la regione, ha censito in provincia di Livorno oltre 350 eventi che si auto-definiscono sagre o feste locali, le quali complessivamente coprono 1.300 giornate nel corso di un anno solare. Un dato che piazza la nostra provincia al primo posto a livello regionale». Ciascuno di questi 300 e passa eventi si propone al pubblico con attività di somministrazione di alimenti e bevande: «Facciamo due conti – prosegue Landini – è plausibile ipotizzare che ciascun evento eroghi almeno 200 pasti per ciascuna giornata di svolgimento (e si tratta di un valore davvero sottostimato), considerando un prezzo minimo di 20 euro a coperto la somma degli incassi è presto fatta e viaggia su cifre a molti zeri, troppi perché la ristorazione in sede fissa possa ancora stare lì a guardare e subire passivamente quella che rappresenta a tutti gli effetti una forma di concorrenza sleale»

Ecco perché Confesercenti torna a chiedere una regolamentazione responsabile ed attenta delle Sagre e delle Feste: «Sarebbe un importante strumento di valorizzazione e promozione del nostro territorio – prosegue la nota – ma anche di rispetto nei confronti di un settore imprenditoriale che molto sta pagando allo stato ed alla più grave crisi economica degli ultimi decenni. La nostra proposta è una e semplice: serve l'avvio di un percorso di confronto con le amministrazioni comunali, sull'esempio di quanto fatto fino ad ora da alcuni comuni della costa, che porti all'elaborazione di un documento condiviso con gli operatori di settore. Chiediamo in altre parole un Regolamento che definisca non solo l'oggetto della regolamentazione (cos'è una sagra e cosa una festa ed escludere tutto ciò che di "mangereccio" non possa essere autorizzato) ma anche la durata massima di ciascun evento e la loro preventiva calendarizzazione anno per anno, le norme da rispettare, i prodotti da valorizzare ed il tetto massimo di piatti che i menù possono proporre (non più di 10 portate complessivamente) ed infine, soprattutto, chiediamo che siano previste forme di integrazione degli imprenditori commerciali e della ristorazione nelle iniziative, allo scopo di rafforzare la collaborazione».

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