Il Tirreno

Publitour, crisi senza sbocchi

di Matteo Baccellini
Publitour, crisi senza sbocchi

Da giugno le due dipendenti sono in cassa integrazione a zero ore: non ci sono prospettive

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CECINA. La loro storia lavorativa era già in salita da tempo, tra mansioni poco decifrabili, assenza di telefoni, fax e quant’altro nell’ufficio, soprattutto stipendi non corrisposti da almeno sei mesi. Difficile in quel modo poter assolvere bene al compito di promozione turistica che avrebbe dovuto portarle a organizzare la Beta, la Borsa europea del turismo.

In cassa da giugno. E quella strada da due mesi è ancora più complicata, per un verso, per le due lavoratrici (una part-time) di Publitour, la società partecipata del Comune che subentrò con affitto di ramo d’azienda alla Promozione e Sviluppo nell’agosto 2012.

Dall’8 giugno scorso le due donne sono in cassa integrazione in deroga a zero ore. Niente lavoro, dunque, e sicuramente nessuna Beta a cui pensare. Ma almeno qualche soldo lo percepiscono.

La Cisl. Ieri è tornata a farsi sentire la Cisl-Fisascat con il suo rappresentante Carlo Bendinelli Biondi. «Per queste donne che adesso non stanno lavorando resta del tutto indefinito il ruolo che questa società dovrà svolgere nell’ambito delle iniziative turistiche per Cecina».

In soldoni la domanda è: se non se ne occupa la Publitour, chi organizzerà la Beta? «È una domanda alla quale nessuno sa risponderci - prosegue il sindacalista - soprattutto non si riesce a capire quali prospettive ci siano per queste due dipendenti e cosa potrebbero fare in futuro».

Una risposta non è arrivata nemmeno dal capo del personale di Publitour, con il quale per lo meno è stato riallacciato un rapporto. «E’ forse l’unica cosa positiva di questi ultimi difficili mesi - prosegue la Cisl - cioè essere riusciti a ritrovare un interlocutore. Ma sul futuro ci sono davvero poche garanzie per le due dipendenti».

Gli arretrati. La Publitour spa è un'azienda specializzata nella gestione di eventi turistici con due sedi: a Palazzolo di Sona (Verona) e nella capitale. Per conto dell'Enit (Ente nazionale del turismo) organizza le maggiori fiere internazionali. Paolo Esposito, amministratore delegato, pochi mesi fa, quando già gli stipendi arretrati per le due donne iniziavano a essere tanti, spiegò di aver vinto una commessa importante dell’Enit. Con quella, promise, avrebbe pagato stipendi e arretrati. Le cose non sono andate proprio così.

La storia.Tutto iniziò nell'ottobre 2011, quando Publitour concordò con il Comune di Cecina un piano di rientro dal debito di 180mila euro (riferiti alla vecchia gestione del ristorante-enoteca della Cinquantina) calcolato in tre rate annuali da 60mila euro. Poi nel giugno 2012 venne messa in liquidazione un'altra società, la Promozione e sviluppo val di Cecina srl, nata dieci anni prima (nel 2002) dalla fusione tra la Promozione e Sviluppo srl e la Essesse srl.

Promozione e sviluppo aveva perso uno dopo l'altro i soci pubblici, accumulando un debito di 100mila euro. Era proprietaria del marchio Beta, dove lavoravano in pianta stabile due dipendenti. Morta la Promozione e sviluppo, due mesi dopo, il primo agosto del 2012, Publitour tornò alla Cinquantina con il contratto di affitto proprio della Beta.

Il futuro. Ad agosto 2012 le due donne hanno riscosso regolarmente, settembre è stato pagato a novembre, quello di ottobre a dicembre. Poi con qualche acconto sono arrivate a saldare altre due mensilità. Poi il buio e la cassa. E tutto per loro è sempre più incerto.

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