Il Tirreno

Boom di vertenze sindacali «Le aziende non pagano»

di Gianni Parrini
Boom di vertenze sindacali «Le aziende non pagano»

Secondo i dati della Cgil i contenziosi sono cresciuti in maniera esponenziale Nell’80% dei casi i dipendenti devono recuperare stipendio e liquidazione

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CECINA. L’uscita dalla crisi? Per ora sembra lontana. O almeno questo è quello che raccontano i dati sulle vertenze sindacali registrati in Provincia di Livorno nei primi sei mesi dell’anno: i dipendenti che hanno bussato alla porta della Cgil per aprire un contenzioso con i propri datori di lavoro per presunte irregolarità sono aumentanti in modo esponenziale rispetto allo scorso anno. Il trend, ovviamente, riguarda anche Cecina e Rosignano.

I dati. La fotografia scattata dall’ufficio vertenze lascia pochi dubbi. In totale i casi registrati nella prima metà del 2013 sono 1.351, ben 895 più dello scorso anno. Le controversie riguardano il recupero crediti (370), i licenziamenti (37), le violazioni contrattuali (14), i controlli delle buste paga (151) e soprattutto le procedure concorsuali: 789. «Quest’ ultimo dato – spiega Antonella di Giambattista, cecinese e responsabile provinciale dell’ufficio vertenze della Cgil di Livorno – è determinato in gran parte dalla situazione dei metalmeccanici di Piombino che lavorano alla Lucchini».

Cecina e Rosignano. Anche nella Bassa Val di Cecina si è assistito a un boom di vertenze: «Da gennaio a giugno abbiamo avuto 44 casi a Cecina e 103 a Rosignano – prosegue di Giambattista – In tutto il 2012, tanto per dare un’idea, erano stati 72 a Cecina e 80 a Rosignano». Il diverso tessuto economico dei due paesi fa sì che a Cecina siano soprattutto i dipendenti dei negozi e in generale lavoratori del settore commerciale a rivolgersi all’ufficio vertenze. A Rosignano, invece, sono soprattutto i metalmeccanici della Fiom, impiegati in quel sottobosco di imprese nate intorno al colosso chimico della Solvay.

«Anche se le categorie sono diverse – spiega la responsabile dell’ufficio – i problemi restano più o meno gli stessi: nell’80% dei casi si tratta di ritardi nella corresponsione degli stipendi o del mancato pagamento del Tfr e delle spettanze. I licenziamenti impugnati, invece, sono all’incirca una decina in questa zona. Purtroppo le aziende non se la passano bene: le procedure concorsuali sono aumentate e di certo non è facile per il lavoratore ottenere quel che gli spetta. Oramai, però, è cambiato l’atteggiamento: un tempo, prima di rivolgersi all’ufficio vertenze il dipendente aspettava fino all’ultimo momento, fiducioso che l’azienda potesse riprendersi e mettersi in pari. Ora, invece, tutti hanno preso coscienza della situazione e fanno richiesta prima che sia troppo tardi, per non rimanere a mani vuote».

La procedura. L’iter, in questi casi, prevede che il lavoratore si rivolga al settore vertenze, documentando in qualche modo il comportamento scorretto dell’azienda. A quel punto il sindacato si rivolge all’ufficio territoriale del lavoro per tentare una conciliazione: il titolare dell’impresa è convocato a un incontro, ma se la controversia tra le parti non viene risolta si va in tribunale e si dà il via a una causa di lavoro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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