Il Tirreno

IL PD DI FRONTE A SCELTE NON RIMANDABILI

di CARLO ROTELLI

di CARLO ROTELLI L. o scontro, talvolta grottesco, tal'altra drammatico, tra esponenti a vario titolo del Pd ha una ragione politica di fondo. Da tralasciare gli attriti, le antipatie, le...

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di CARLO ROTELLI

L. o scontro, talvolta grottesco, tal'altra drammatico, tra esponenti a vario titolo del Pd ha una ragione politica di fondo. Da tralasciare gli attriti, le antipatie, le incomprensioni di carattere personale, non perché non giochino un ruolo da sempre nelle vicende dei partiti e quindi anche nel Pd, ma perché non sono riconducibili a soluzioni che trascendano le scelte soggettive. Restiamo allora alla ratio politica. Negli organi dirigenti del Pd - circoli, segreterie, assemblea comunale - nell'arco dei mesi che vanno dall'inverno alla primavera si è subito un duplice schoc da cui non ci si è ancora riavuti.

Il primo duro colpo è stata la vittoria al primo turno di Matteo Renzi. I dirigenti erano tutti per Bersani. In altre parti della provincia il successo renziano era stato più contenuto. Ma qui il suo successo netto e la sconfitta dei "bersaniani" ha prodotto un contraccolpo pesante nello stato d'animo dei dirigenti che si sono sentiti in qualche modo quasi delegittimati a "dirigere". Sono rimasti al loro posto, ma la perdita di credibilità è stata netta. Tuttavia la campagna elettorale era alle porte e Bersani alla fin fine aveva superato le primarie e ci si augurava che il ventilato successo alle elezioni nazionali sanasse le ferite.

Ma così non è stato. La non vittoria – eufemismo per edulcorare la palese sconfitta – alle elezioni nazionali è stato il secondo duro colpo. Insopportabile dopo il primo. Accompagnato poi subito dopo dalla impotenza di Bersani nel tentativo di mettere su un governo e quindi dalle sue dimissioni. La scelta delle dimissioni da parte dei dirigenti locali e dell'apertura di un'ampia discussione almeno nelle assemblee dei militanti era doverosa. Ma la paralisi prodotta dal secondo colpo ha aggravato la situazione del partito. E così le dimissioni si sono consumate da lì a breve su un episodio in sé e per sé marginale, il caso Ghezzani, con un coinvolgimento emotivo sproporzionato alla vicenda, ma che ha lasciato sul campo la sensazione della perdita di fiducia sulle qualità e sulla personalità dei dirigenti. Nel frattempo un po'di bersaniani erano approdati sulle sponde di Civati con un bel salto sugli orientamenti nella linea politica e i renziani non trovavano di meglio che dividersi in due tronconi, uno dei quali rifiutava addirittura di sentirsi coinvolto nelle vicende interne del Pd. Che è come dire: facciamoci ancora del male. Come se i danni già realizzati non superassero da tempo il limite di guardia. In un clima generale di sfiducia è da collocarsi lo scatenarsi della ridda di polemiche e di ritorsioni personali. Il nuovo segretario comunale Benedetto Roventini ha iniziato un lavoro interessante di ricomposizione delle varie anime locali nel Pd, ma è arduo che trovi le necessarie collaborazioni fino a che perdura uno stato d'animo tale da non consentire gli approfondimenti sulla materia dirimente: la prospettiva strategica del nuovo Pd nei decenni che ci attendono. Tuttavia il tempo per la elaborazione del lutto è scaduto.

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