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la testimonianza

«Chiedo giustizia per Graziano Il dolore ci ha cambiato la vita»

ROSIGNANO. «Il dolore ti cambia. Dopo aver vissuto certe esperienze è difficile guardare il mondo con gli stessi occhi di prima». Manuela Costalli sa bene di cosa parla. Nel 2003, dopo una malattia...

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ROSIGNANO. «Il dolore ti cambia. Dopo aver vissuto certe esperienze è difficile guardare il mondo con gli stessi occhi di prima». Manuela Costalli sa bene di cosa parla. Nel 2003, dopo una malattia durata tre anni, ha perso il marito, Graziano Candela, 48enne. «Era il Ferragosto del 1999 e salendo le scale del Ciucheba Graziano sentì una fitta al costato. Lì è iniziata la nostra battaglia contro il mesotelioma». Una lotta spesso impari, contro un tumore assai aggressivo che colpisce la membrana che ricopre i polmoni. «Le abbiamo provate tutte – racconta la donna – Operazioni su operazioni, consulenze, terapie. Niente è servito». In gioventù Graziano era stato dipendente presso un’azienda del nord Italia che si occupava di coibentazioni. «Dal 1976 al 1981 fu impegnato all’interno degli stabilimenti Solvay – racconta Manuela – Si occupava di cambiare le tubazioni, che all’epoca erano quasi tutte di amianto. Al tempo non si usava alcuna precauzione per la salute e la sera tornava a casa pieno di polvere. Non eravamo consapevoli dei rischi che stava correndo. In ogni caso, nel 1984 decise di mollare quel lavoro e insieme cominciammo a fare i mercati ambulanti».

Ma il mesotelioma è una brutta bestia. Proprio quando pensi di esserti messo alle spalle il pericolo, eccolo che salta fuori. «La malattia di Graziano fu un colpo tremendo per tutta la sua famiglia, che fu toccata da una serie di sciagure – racconta Manuela – La madre venne colpita da sclerosi multipla, il padre morì per un’ischemia mentre il fratello Giuseppe, che in gioventù aveva lavorato per la stessa azienda ma in alcuni stabilimenti del nord Italia, sviluppo la stessa malattia e nel giro di un anno e mezzo morì». Manuela rimase sola con due figlie, che all’epoca della morte di Graziano avevano 21 e 23 anni. «Lì per lì non ebbi la forza di portare avanti una battaglia – racconta – il professor Angeletti di Pisa ci fu molto vicino, anche perché Graziano era uno dei malati più giovani. Così il professore si prese a cuore la nostra vicenda e col suo aiuto riuscimmo a ottenere il riconoscimento della malattia professionale e il risarcimento dell’Inail». Ora però Manuela è decisa a portare la sua battaglia nelle aule di tribunale: «Abbiamo presentato denuncia sia nei confronti dell’azienda per cui lavorava mio marito sia verso Solvay, dove lui operò per alcuni anni – conclude Costalli – Ora speriamo di poter avere giustizia». (g.p)

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