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Solvay, in arrivo altri tagli al personale
Il neodirettore Davide Papavero: «A settembre sapremo i numeri. Sui fanghi necessario un accordo a maglie più larghe»
ROSIGNANO. Annuncia tagli al personale, ma anche certezze sul mantenimento dell’impianto. E chiede alle istituzioni chiarezza e responsabilità per garantire un futuro allo stabilimento. Davide Papavero, dal primo giugno direttore della Solvay di Rosignano, si presenta e traccia subito le linee di quello che sarà il suo compito per i prossimi sette anni (questa la durata del suo mandato).
Il suo è un compito difficile, arriva a Rosignano quando in casa Solvay ci sono da risolvere nodi importanti: dalla questione dello sversamento dei fanghi nel mare davanti alle Spiagge bianche a quella, fondamentale, della gestione degli esuberi. Ma il nuovo direttore sembra persona che non si spaventa. Parla a ruota libera, con una franchezza e un desiderio di guardare al futuro che lui stesso dice siano legati anche al suo ultimo incarico in Australia, dove il suo lavoro e la sua vita sono stati incentrati sul pragmatismo.
Altri tagli al personale. «È ovvio che i 65 esuberi annunciati a febbraio non basteranno - chiarisce il direttore - ci sarà un ulteriore impatto sul personale, ma le cifre esatte le sapremo a settembre». Tagli tutti legati, ormai è cosa nota, alla crisi del mercato della soda, che ha portato il gruppo a decidere di chiudere lo stabilimento in Portogallo. «Solvay - ci tiene a dire il numero uno di via Piave - non è solo soda, ha diciassette business unit. E siccome in Europa il mercato non va bene anche per l’immissione di soda naturale turca, è stato deciso di limitare la produzione dell’impianto di Rosignano a 600mila tonnellate annue benchè la capacità arrivi a 900mila». Una contrazione produttiva che secondo Papavero non è una resa. Anzi. «Faremo diventare più competitivo il prodotto, rivedendo il processo produttivo e migliorando l’utilizzo dell’energia». Una revisione che riguarderà tutti i sei stabilimenti Solvay in Europa. «Poco meno del 20% della cifra da risparmiare - dice Papavero - deve provenire dal personale». Da decidere in che modo verranno organizzati i nuovi esuberi (prepensionamenti, cassa integrazione o altri metodi) ma il neodirettore assicura che «Solvay ha sempre gestito queste cose con un certo stile».
Sversamenti a mare. «L’accordo di programma sui fanghi siglato nel 2003 - precisa Papavero - prevedeva uno sversamento annuo di solidi sospesi di 60mila tonnellate, ma non prendeva in considerazione una riparametrizzazione decisa su scala europea. L’Italia non ha recepito queste norme, che permetterebbero a Solvay - che ad oggi produce 120-130mila tonnellate annue di solidi sospesi - di arrivare anche oltre le 200mila, quantitativo su cui lo stabilimento si attestava al momento dell’accordo di programma del 2003». Pare evidente che Papavero punterà, in sede regionale e ministeriale, a ottenere un accordo sui fanghi a maglie più larghe, basato sui nuovi dettami europei.
Fusione Ineos-Solvay. Quella della joint-venture con Ineos, secondo il direttore dello stabilimento chimico, è una grande occasione. «Tra i settori produttivi di Solvay - dice Papavero - quello del cloro in Europa era in perdita. C’è stato un contatto con Ineos, con cui è stata firmata una lettera di intenti». Secondo il numero uno di via Piave la fusione permetterà al nuovo soggetto di «diventare il numero 2 nel ranking dei produttori di cloro, permettendo l’unione delle conoscenze di due società e garanzie logistiche, dato che Ineos ha impianti soprattutto nel nord Europa e Solvay nel sud. Per lo stabilimento di Rosignano è un fatto positivo. Siamo certi che passeranno al nuovo soggetto 85 dipendenti, più un quantitativo di lavoratori legati ai servizi che dobbiamo ancora chiarire».
Il capitolo salgemma. Sulla vicenda delle concessioni per l’approvvigionamento di salgemma in Val di Cecina, Papavero invoca maggior chiarezza da parte delle istituzioni. «Non è possibile - sottolinea - che un anno abbiamo le concessioni per l’estrazione l’anno dopo no. È un problema di autorizzazioni politiche. Bisogna trovare un accordo con il territorio per dare a Solvay una ragionevole certezza per il futuro. Diciamo che se abbiamo l’autorizzazione per cinque anni, in quel periodo dobbiamo poter lavorare. Poi dopo eventualmente si può ridiscutere».
Comunicazione con il territorio. Il direttore ci tiene a spiegare che il silenzio successivo al suo insediamento «non deve essere interpretato come una chiusura. Dopo le novità sulla fusione con Ineos e sulla sodiera ho voluto parlare con chi lavora dentro Solvay e ci sono voluti quasi due mesi».
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