Il presidio
L’affaire Casalp: cda d’oro, morosità e alloggi da rifare
È di 11 milioni di euro il cumulo per gli affitti non pagati Ma l’attività di riscossione dell’ente non dà buoni risultati
ROSIGNANO. Il sasso lo aveva lanciato Renzo Cioni qualche mese fa. «Casalp? Così com'è non serve a nulla. E con quel che costa il cda si potrebbero sistemare chissà quanti alloggi». E così dicendo aveva sbattuto la porta e abbandonato il consiglio di amministrazione della società pubblica che gestisce gli alloggi di edilizia residenziale pubblica in Provincia di Livorno. «Motivi politici», dicono alcuni. «Parole sante, è solo un altro carrozzone», ribattono altri. Ai posteri l'ardua sentenza. Ma nell'attesa dei posteri qualcuno ha voluto vederci chiaro. Nelle settimane scorse Nerina Monti, consigliera comunale a Rosignano, ha ripreso in mano la vicenda e ha intenzione di chiedere una commissione sull'affaire Casalp: patrimonio immobiliare, morosità, meccanismi di riscossione, rapporto tra Comune e azienda. Una serie di questioni su cui vale la pena metter la testa. E per farlo bisogna partire dai numeri.
La carica dei 301. Nata nel 2004 dalle ceneri della vecchia Ater (azienda territoriale per l'edilizia residenziale), Casalp è una società interamente di proprietà pubblica. Le sue quote sono in mano ai 20 Comuni della Provincia di Livorno che esercitano in forma associata tramite questo ente le funzioni relative all'edilizia residenziale pubblica. La legge regionale, scaturita dalla cornice disegnata da una norma del 1998 e da una delibera di giunta del 2002, individua nelle amministrazioni locali i principali attori per la messa in opera delle politiche della casa. I rapporti tra la società e i Comuni sono regolati da un contratto di servizio che dà in gestione a Casalp il patrimonio immobiliare e la sua manutenzione. La parte del leone ovviamente la fa Livorno che da solo ha trasferito alla società circa il 75% degli 8.600 immobili che oggi si trova a gestire. Il Comune di Rosignano, invece, ha girato a Casalp una quota assai più ridotta: 301 immobili. Tutti occupati tranne due, che sono in fase di ripristino (imbiancature e altri lavoretti in vista della riassegnazione) e altri quattro alloggi in ristrutturazione straordinaria. Per quanto tempo rimarranno così? Nessuno lo sa.
Inquilini morosi. Non sempre, infatti, trovare i soldi per questi piccoli interventi è cosa semplice. Le risorse dovrebbero arrivare dai canoni di locazione (per i redditi minimi l'affitto è di 13 euro, per quelli più alti si aggira intorno ai 350), i cui proventi per legge devono essere riutilizzati per progetti Erp e manutenzioni. L'attività di riscossione degli affitti è in mano a Casalp ma non sembra dare buoni frutti. «La morosità accumulatasi negli anni oggi ha toccato gli 11 milioni di euro per un numero di oltre 1.600 utenti - spiega Nerina Monti nella sua interrogazione - Vorrei sapere quali procedure adotta la società per recuperare questi soldi». Il dito della consigliera vicina a Sel non è puntato contro le molte famiglie che per oggettive difficoltà economiche non hanno possibilità di versare l'affitto, bensì con chi non paga pur avendo i soldi. O, peggio ancora, contro chi occupa un alloggio popolare senza averne titolo: «In Provincia sono 92 i casi di questo genere - spiega l'ex membro del cda Renzo Cioni - Questi signori devono a Casalp 1 milione e 44mila euro». A Rosignano l'importo delle morosità accumulatesi negli anni (molte delle quali sono addirittura precedenti al 2004 e alla nascita della società) è di circa 335mila euro. "Nella fascia di reddito più alta (sopra i 35mila euro, ndr) - spiega Stefano Menichetti, dell'ufficio casa del Comune - abbiamo due cittadini morosi che devono a Casalp 52mila euro; nella fascia tra 20 e 35mila ci sono 12 situazioni per un importo complessivo di 55mila euro; nella fascia tra 12 e 20mila ce ne sono altre 17 con un importo di 132mila euro; infine nell'ultima fascia di reddito (fino a 12mila euro) gli assegnatari morosi sono 45, per un importo complessivo di 96mila euro.
Cda d'oro. Le ingiunzioni di pagamento utilizzate da Casalp per recuperare il denaro fino a oggi non sembrano aver dato grandi risultati. Ma c'è un'altra voce che assorbe una fetta importate delle entrate di Casalp. Si tratta del consiglio di amministrazione, quello preso di mira proprio dall'ex sindaco di Cecina Cioni. Secondo i dati pubblicati nel bilancio 2011 della società (l'ultimo reperibile sul sito) i costi per consiglio d'amministrazione e collegio sindacale ammontano a 145.692 euro (95.978 euro al cda e 49.714 ai revisori). «Sarebbe meglio impiegarli per risolvere le emergenze abitative e fare i lavori di manutenzione - aggiunge Cioni - Il consiglio di amministrazione non serve a niente e lo posso ben dire visto che ne ho fatto parte per un anno e mezzo. Vengono valutati i pochi progetti da fare nelle varie realtà territoriali, progetti che hanno fatto gli stessi tecnici della società, ma non si entra nel merito delle questioni. Per il resto si passa il tempo a discutere delle deleghe del personale». «Ognuno è libero di dire quello che vuole», replica il presidente di Casalp Stefano Taddia. Più piccato il commento di Elena Ciaffone, assessore a Rosignano: «Non mi sembra che nell'anno e mezzo in cui ne ha fatto parte Cioni si sia lamentato dei compensi. In ogni modo l'ipotesi dell'amministratore unico non è peregrina: era già stata affrontata nell'ultima assemblea del cda. Però serve una modifica dello Statuto».
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