Il Tirreno

Quando la piazzetta di Castiglioncello era una distesa di gente

La storia di Vanessa Guidi, dalle estati passate ai Canottieri alle belle serate trascorse con gli amici al Ciucheba

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Intervista raccolta da Giusy Giarrusso e Teresa De Martin il 20 dicembre dell’anno scorso.

Sei figlia unica?

«Sì, sono figlia di due persone meravigliose, Giuliano Guidi e Roberta Cheratini. Mia nonna invece si chiamava Rossi Decima, chiamata Marina da tutti ma Decima semplicemente perché era la decima di dieci figlioli, il problema è che non era nemmeno la più piccina! Io ho passato una bella infanzia a Castiglioncello, andavo all'asilo che all'epoca nei primi anni '70 si trovava dove ora c'è la sede della Pro Loco, un asilo piccolino dove praticamente venivano ospitati forse non più di 20 bimbi, tutti insieme e non divisi per età, facevamo l'orticello, avevamo le nostre verdurine, ci divertivamo».

A cosa giocavate?

«A rubandiera, che mi è rimasto nel cuore, un altro gioco era palla avvelenata, e poi io sono stata grandissima estimatrice della Barbie, a 43 anni mi ci rimetterei ora! La mia mamma me lo dice sempre: "Te io ti mettevo con una Barbie in mano e ci passavi le giornate e non ti sentivo nemmeno". A queste Barbie gliene facevo di tutti i colori, le truccavo le tagliavo i capelli e poi mi arrabbiavo perché non gli ricrescevano! Da figlia unica vi potete immaginare cosa non avevo io della Barbie, tutto, ecco, la jeep, la piscina, avevo di tutto».

C'era una tua stagione preferita?

«In assoluto l'estate, e il luogo è la piazza, la piazza di Castiglioncello, perché io nella piazza di Castiglioncello c'ho passato la mia adolescenza, anzi dai 16 fino ai 25/26 anni, e dico l'estate perché chiaramente si sta più fuori, si è più liberi, esci di più, c'è più gente, c'è più movimento. Se te ti ci affacciavi il sabato sera fino a novembre era una distesa infinita di teste».

E poi che si faceva?

«Il bar La Piazzetta che era veramente il luogo di ritrovo pre-serata, prima di andare a ballare ci si ritrovava tutti lì, arrivavano ragazzi da tutta la provincia arrivavano, era un divertimento, ti mettevi lì e trovavi di tutto e di più. Poi immancabilmente si decideva di andare al Ciucheba, la discoteca imperiale di Castiglioncello dove effettivamente ci si divertiva, dove c'era tanta gente».

Cosa succedeva al Ciucheba?

«Era diviso in tre piani: a piano terra c'era la discoteca dei più grandi; al centro c'era la parte chiusa a vetri del piano bar dove non era nemmeno difficile trovare personaggi famosi, lì c'era il famoso Nemo Vinciguerra che faceva piano bar, e lì ci potevi trovare Alba Parietti, Gerry Calà, Renato Zero; al primo piano c'era il ristorante "In barca", bellino, dava proprio l'idea di mangiare sul ponte di una barca, mentre al seminterrato arredato tutto di nero e pieno di specchi c'era la parte dei più piccini, quindi quella dove andavamo noi. Per l'epoca c'era musica più spinta, un po' più alternativa, e lì nascevano amori e non, amori e dissapori nel senso che spesso ci siamo ritrovati ad assistere a tante risse, perché poi c'era questa rivalità fra i ragazzi di qui e i ragazzi di Cecina che venivano a ballare. Quando arrivavi ad una certa età ti spostavi poi al piano superiore».

Ti è capitato di essere corteggiata?

«La discoteca era terreno di caccia come lo è ora del resto, quindi capitava che il ragazzo che guardavi in piazzetta in qualche maniera te lo ritrovavi al Ciucheba o in un altro dei luoghi dove andavamo a ballare, ti offriva la bevuta o inevitabilmente ti ritrovavi a sedere sullo scalino e ci passavi una serata intera a parlare, quelli sono luoghi di ritrovo e ci sono stati episodi di corteggiamenti vari, per me e per tutti, non facevi niente di particolare. Ma quelli sono anni bellissimi, se ci ripenso oggi rimango un po' così, a bocca aperta, da ragazzi si aveva l'imbarazzo della scelta, c'era tanto da fare, ci veniva gente da tutta Italia e tutto il nostro territorio godeva di risonanza internazionale, in questo senso 20 anni fa eravamo più avanti di oggi».

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