Il presidio
Un giallo scuote il paese «Date a noi l’assassino»
Sgomento a Castagneto per il brutale omicidio di Ilaria Leone nell’oliveta Il capannello degli amici davanti ai carabinieri: rabbia e dolore infinito
CASTAGNETO CARDUCCI. «Guardi, io abito proprio qui. Stamani mi sono alzato e come tutte le mattine ho buttato gli occhi sulla vallata. Ho visto le macchine dei carabinieri e un telo bianco in mezzo agli ulivi. A quel punto ho capito che era successo qualcosa». Il signor Renzo Porciani è un tranquillo pensionato. Se ne sta seduto su via Marconi a leggere una rivista, a pochi metri dal ristorante la Gramola, dove lavorava Ilaria Leone, la 19enne trovata morta ieri mattina. Sta qui, con lo sguardo chino, e tra una pagina e l’altra della settimana enigmistica dà un’occhiata al via vai dei giornalisti, che in poche ore si sono riversati nel paese del Carducci, a far su e giù per le stradine in cerca di notizie e indiscrezioni. In questo pizzicotto di terra noto per la produzione dei grandi vini e i versi del poeta eponimo, è arrivata la cronaca nera. E la sua presenza non passa certo inosservata.
Nella via principale del piccolo centro storico non si parla d’altro. In ogni bar c’è un capannello e tutti dicono la loro. Talvolta in maniera assai fantasiosa: chi favoleggia di ’ndrangheta ricordando l’incendio di un distributore avvenuto qualche anno fa; chi ipotizza (ma su quali basi?) una vicenda legata al traffico di droga; chi invece cerca un movente passionale al delitto; chi infine aggiunge particolari sempre più macabri. Ovviamente nessuno ha notizie fondate ma a tutti piace giocare all’ispettore, magari mettendo in pratica quelle tecniche di indagine apprese dalle fiction tv stile Csi.
In realtà, è solo un modo per esorcizzare la tristezza per la sorte della povera ragazza e la paura per la presenza nel borgo di un assassino: «Una cosa del genere non è immaginabile – racconta il gestore del locale Sapori Meditteranei, vicino alla Gramola – Quella ragazza andava a scuola con mio figlio, la vedevo passare qui davanti ogni sera quando entrava al lavoro. Pensare che in giro c’è qualcuno che può fare una cosa del genere a una ragazza di 19 anni è assurdo. Mi domando come farà a dormire. Stasera non apriamo: mia moglie si è sentita male e anch’io non ce la faccio proprio a lavorare». In effetti, lungo via Marconi di ristoranti e locali aperti non ce ne sono. I turisti stranieri osservano incuriositi le serrande abbassate e le telecamere che sfilano per il paese. Si guardano tra loro perplessi: non sanno che la loro vacanza è finita nel bel mezzo di un omicidio.
C’è poi chi qualcosa ha visto davvero. Si tratta di Alessandro Tuci, del locale Black and White su viale Vittorio Emanuele, che ha incrociato Ilaria intorno alle 22: «Era finito da poco il primo tempo della partita tra Barcellona e Bayern – racconta – È venuta a chiedermi l’accendino e poi se n’è andata verso piazza Belvedere. Lo faceva quasi tutte le sere. Qualcosa di strano? No, non ho notato niente. Era vestita con un felpa e dei pantaloni scuri».
La signora Paola, che lavora nel locale di fronte, ci viene incontro per raccontarci un fatto: «Un ragazzo questa mattina, qui al bar, diceva di aver visto la ragazza sulla scalinata santa con il cellulare in mano. Poi ha detto di essere rientrato in casa e poco dopo di aver sentito qualcuno che correva: si è affacciato ma non è riuscito a distinguere una figura. Lì per lì non ha pensato potesse essere successo qualcosa, poi stamani ha ricollegato i due avvenimenti. Noi gli abbiamo consigliato di andare a denunciare il tutto ai carabinieri».
Proprio davanti alla caserma, dove i militari stanno raccogliendo alcune testimonianze, c’è la ressa maggiore. Da una parte stanno gli operatori dell’informazione con telecamere e taccuini pronti all’uso. Dall’altra, stretti in un capannello, gli amici della ragazza. Arrivano a gruppetti, ci sono quelli di Donoratico, i colleghi di lavoro, gli amici del fratello e gli ex compagni di scuola. Hanno tutti gli occhi gonfi e sono carichi di rabbia per quanto accaduto. I rapporti con i giornalisti all’inizio non sono semplici: «Se ci fotografi ti vengo a cercare. Promesso», afferma un giovane con tono minaccioso. Ma è evidente che non ce l’ha con noi. Ha solo tanta rabbia in corpo e cerca un bersaglio verso cui indirizzarla. «Fate una cosa buona - dice un altro – Se scoprite chi è l’assassino fatecelo sapere, ci pensiamo noi».
Nel frattempo si è fatta sera. Il signor Porciani, si alza dalla sua panchina, appoggia la rivista, si mette le mani sui fianchi e guarda di nuovo quella vallata che ora sta per essere avvolta dall’oscurità. Domani è un altro giorno a Castagneto, ma questo di sicuro lo dimenticheranno in pochi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
