Il Tirreno

A curare i malati nell’inferno degli slums di Calcutta

di Alessandra Bernardeschi
A curare i malati nell’inferno degli slums di Calcutta

Tre cardiologi di Cecina raccontano l’esperienza a Kolkata «Vecchi e bambini con polmoniti e tubercolosi»

3 MINUTI DI LETTURA





CECINA. Tre cardiologi dell’ospedale di Cecina, Claudio Marabotti, Alessandro Scalzini e Elio Venturini hanno partecipato a Kolkata, Calcutta, ad un importante convegno medico patrocinato dalla World Heart Federation, associazione internazionale per la prevenzione e la terapia delle malattie cardiovascolari. Ma oltre all’appuntamento accademico particolarmente toccante per i tre cardiologi è stata l’esperienza vissuta negli slums: baraccopoli ai margini della città indiana. E proprio per la loro attività nelle baraccopoli i tre cardiologi hanno ricevuto il diretto ringraziamento da parte di Mamata Banerjee, governatore dello stato del Bengala. «Siamo venuti a contatto – hanno spiegato i medici – con patologie cardiache e non solo, ormai scomparse nel nostro Paese». Calcutta è una città enorme, 12 milioni di abitanti, un quarto dei quali senza tetto. « Le baracche sono costruite ovunque, anche vicino al centro e sui marciapiedi dove giorno e notte vivono persone sdraiate sui cartoni, bambini, donne, vecchi a volte circondati da ratti che camminano in pieno giorno accanto ai mendicanti, I cani, spesso poco in salute, sono comuni mentre di gatti non se ne vedono perché vengono mangiati. Negli spartitraffico pascolano le mucche, animali sacri per la religione Indù. Il traffico è asfissiante – raccontano i medici - e completamente privo di regole, molto peggio di Napoli con cui, per ironia della sorte, Kolkata è gemellata; i gas di scarico sono pestilenziali e i clacson suonano di continuo. Per due mattine siamo stati accompagnati in due centri sociali adiacenti alle baraccopoli per visitare come consulenti gli abitanti degli slums. In questi posti la salute viene compromessa quasi sempre dalla mancanza di acqua pulita. : negli slums non ci sono sistemi fognari e i canali di scarico sono a cielo aperto». Ciascun medico presente ha visitato una ventina di malati a testa “in maggioranza vecchi e bambini, con patologie spesso non di nostra competenza: malattie infettive tipo polmoniti, tubercolosi, gastroenteriti, malnutrizione». Si è trattato di un’occasione ghiotta per gli abitanti delle baraccopoli: «perché il sistema sanitario della zona, West Bengala, prevede che le prestazioni sanitarie non legate all'emergenza siano pagate direttamente dai cittadini. Con questo sistema, un malato non coperto da assicurazione affetto da una patologia grave viene inizialmente curato ma appena raggiunge un minimo di stabilità viene dimesso e lasciato al suo destino».

Poi la visita alla missione di carità di Madre Teresa, che accoglie malati terminali . La tomba di madre Teresa con una scritta di petali ricorda che “Gesù è vivo: è la verità” e il tempio dedicato alla dea Kali. “La strada è piena di mendicanti scheletrici e deformi che ostentano le loro disgrazie per un po’ d’elemosina. Dentro al recinto del tempio c'è un impressionante altare per i sacrifici animali: ogni mattina vengono decapitati 20 agnelli neri per ingraziarsi la dea. Nel canale di scolo, intorno al tempio, c'era ancora il sangue rappreso degli animali”.

L’India, il Paese dei contrasti. «L'albergo in cui eravamo era un'oasi di silenzio e di profumi, in cui il caos della città arrivava ovattato anche se per varcare il cancello bisognava passare, se a piedi, attraverso un metal detector, mentre le macchine venivano ispezionate”. La paura è quella degli attentati. Infine il congresso di notevole rilevanza per l’India , Paese a rapido sviluppo e, dunque, dove stili di vita errati fanno aumentare drammaticamente l’incidenza dell’infarto miocardico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani