Siamo davvero arrivati alla linea del Piave
Chiamiamola linea del Piave o, come dice il sindaco Pellegrini, la “nostra ultima frontiera”. Certo è che il documento di ieri, valorizzato dal contributo del comitato pro ospedale
DI ANDREA ROCCHI. Chiamiamola linea del Piave o, come dice il sindaco Pellegrini, la “nostra ultima frontiera”. Certo è che il documento di ieri, valorizzato dal contributo del comitato pro ospedale, segna una svolta nella storia dei rapporti fra istituzioni. E ci dice fondamentalmente tre cose in termini di contenuti, forme e prospettive. Partiamo dai contenuti. Prendiamo atto che l’Utic è ormai morto e sepolto nel nome delle intensità di cure e che la partita aperta è esclusivamente per il monitoraggio dei pazienti cardiologici non acuti (telefonini o letti a pian terreno, deciderà l’Asl che però ha già speso 380mila euro per cablare l’ospedale). Nel documento si elencano una serie di servizi imprescindibili ma tre, a nostro avviso, sembrano essere le preoccupazioni più impellenti. La postazione Pet (medico su ambulanza) di Cecina e Rosignano. Una sarà tagliata col 118 di area vasta che finirà a Viareggio. Su questo si promette battaglia. Due, la chirurgia. Il rischio in sostanza che i livelli di attività vadano progressivamente calando e a Cecina si finisca col fare - come si dice volgarmente - solo qualche appendicite, con le urgenze che partono per Livorno. Terzo, il polo materno infantile. Dice Benedetti che non sarà certo il sindaco che firmerà la chiusura del punto nascite. I numeri, del resto, sono buoni (800 parti all’anno) ma la Regione parla di soglie di 1000 parti l’anno. Che succederà? I timori non sono peregrini.
Seconda questione, le regole. Questo documento è espressione della volontà di un territorio (cittadini e sindaci) e segna definitivamente la morte della Conferenza provinciale dei sindaci guidata da Alessandro Cosimi come strumento di programmazione. Insomma, prendiamo atto che questo organismo è ormai svuotato di ogni attribuzione e non serve a un fico secco. E allora ben venga il documento che riapre un tavolo di concertazione che non esiste più.
Terzo, la prospettiva. Che succederà - ci chiediamo - se alcune di queste condizioni sottoscritte dai sindaci non verranno rispettate? La certezza è che non esiste un “piano B”, che il documento pur non essendo una Bibbia, è comunque ritenuto vincolante. E che siamo di fronte, qualsiasi cosa accada, all’ultimo tentativo per la salvaguardia della sanità locale da un piano che sembra già scritto.
@andrearocchi67
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