Don Fabbri: «Pasqua di resurrezione per ognuno di noi»
Questa mattina alle 11,30 la celebrazione della messa La settimana santa iniziata con il rito della lavanda
CECINA. Si entra in duomo e ci si trova ad una vera e propria calca del popolo dei fedeli. È la liturgia del giovedì della settimana "santa"e don Marco Fabbri officia insieme a don Reno Pisaneschi. La maggior parte dei presenti è in piedi e segue il momento emotivamente più intenso quando Marco lava i piedi ai giovani che seduti davanti l'altare si sono prestati al rito. Sarà la suggestione del nuovo pontefice, papa Francesco, vescovo di Roma che al rito della lavanda ha fornito un'intenzione particolare, sarà che le difficoltà della crisi inducono molti a pensare alla Chiesa ed ai suoi valori come ad un punto di riferimento certo, sta di fatto la partecipazione alla liturgia pasquale della cattolicità appare più intensa.
Peraltro la cerimonia termina con un canto in lingua latina, il "pange lingua", in cui è avvertibile una preparazione di livello sul piano dell'esecuzione. Un gruppo in tutta evidenza ben condotto e che presuppone una certa qualità artistica. A questo proposito torna interessante quanto recentemente ha sostenuto don Marco sulla opportunità che cresca il livello culturale della partecipazione dei credenti. «Quanti credono – affermava – debbono conoscere di più e meglio i contenuti evangelici della propria fede». E così la lavanda dei piedi in duomo, con una partecipazione notevole di gente credente e la suggestione di un canto ben espresso e recitato, riproponeva credibilmente il passo evangelico di Giovanni con la chiara allusione allo spirito di servizio ai più bisognosi verso cui la Chiesa si deve predisporre.
Alla cerimonia del giovedì poi sono seguite le "celebrazioni" della passione del venerdì con la consueta processione del "morto redentore" della sera e la "veglia pasquale" del sabato. Occasioni per la prosecuzione del momenti liturgici che avvicinano alla festa. Una festa che per don Fabbri può significare «resurrezione per ciascuno di noi». Infatti coglie l'occasione della Pasqua per un riflessione sui nostri tempi e sostiene che «ogni periodo storico si illude che sostituendo alcune persone con altre, cambiando le strutture si possa davvero riformare il mondo. Questa illusione, il secolo scorso ce lo insegna, ha prodotto più di una tragedia». Ora è vero che i cambiamenti sono necessari «in politica, nella società, nella Chiesa; ma le cose cambiano davvero se cambia il cuore dell'uomo. Il mutamento va dall'interno all'esterno».
Considerazioni che don Marco sostanzia in riferimento al nuovo papa Francesco ricordando come «noi siamo discepoli di quel Signore Gesù che è stato acclamato dalle folle la domenica per essere messo a morte dalle stesse folle il venerdì seguente. Anche papa Francesco rimarrà solo. Perché Gesù è rimasto solo».
Una osservazione poi a commento della elezione del nuovo vescovo di Roma. «In questi primi giorni di pontificato Francesco ha già mostrato la sua indole di uomo di Dio, attento al gregge che gli è affidato». Premessa per la celebrazione della messa pasquale alle 11,30 di questa mattina con l'animazione del canto del coro parrocchiale. Liturgia che prosegue infine domani con le messe mattutine e serali. Termina così in "triduo pasquale" in cui i sacerdoti tra l'altro si sono impegnati alla visita dei malati e degli infermi.
Ma subito dopo, a partire dal 3 aprile, inizia il corso di "teologia trinitaria", tenuto direttamente da don Marco che si protrarrà per 3 lezioni (3,10 e 17 aprile). Poi sempre in aprile riprenderanno gli altri corsi con don Tommi Fedeli e con don Candido De Andrade.
Carlo Rotelli
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