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«È un Pd arroccato che non sa sognare, per questo ha perso»
L’autocritica di Samuele Lippi, segretario della federazione: «Dobbiamo riposizionarci, ci serve il sostegno dei renziani»
CECINA. Samuele Lippi dice di non sapere quanto resterà al vertice della federazione livornese del Pd. Può essere solo questione di mesi. Ora in politica il tempo dura meno di sempre e fino al congresso manterrà l’incarico di segretario. Poi si vedrà.
Teme la riscossa degli amici di Renzi?
«Le sue istanze erano sentite da tutti. Per quanto mi riguarda, ad esempio, ho proposto la diretta streaming, il registro delle competenze e delle propensioni. Ci servirà per conoscere meglio la nostra gente e discutere dei temi specifici».
Potevate pensarci prima.
«Lo proposi fin dal mio insediamento. D’altra parte la politica ha i suoi tempi, ma deve conformarsi a quel clic in cui Fassino ha detto che ora sta il mondo. Noi dobbiamo adeguarci, per questo serve uno sforzo complessivo e radicale. Devo dire che in ciò non riscontro rigidità tra i vecchi militanti, spesso più avanti dei giovani. Però sono loro, i giovani, che non ci vedono più come punto di riferimento».
Già, come lo spiega?
«Hanno bisogno di idee, di sogni e di speranze».
Voi non ne avete?
«Siamo stati più conservatori che innovatori. A mancarci è un progetto, o meglio, un sogno: dobbiamo dare una prospettiva, un senso più generale alle persone. Sta qui il limite maggiore, cui fa da contraltare la forza di Grillo che mette tutto in discussione».
D’altra parte siete chiusi e arroccati. Più che aprirvi al nuovo, volete mantenere il vostro sistema di potere e clientele.
«Ha ragione, la percezione è questa. Ma le persone sono cambiate e noi dobbiamo ricollocarci in un contesto diverso. Ad esempio ci sono i grandi temi dello sviluppo del territorio e dell’utilizzo al meglio delle risorse prime. Abbiamo vissuto il periodo del consumismo estremo, ora serve tornare indietro. Mi affascina il tema della decrescita».
Qualcuno l’ha già detto. Si chiama Beppe Grillo.
«Se anche è così, dobbiamo aprire una riflessione. D’altra parte tanti punti di vista del Movimento 5 Stelle combaciano con i nostri. Ritengo che gli 8 punti di Bersani siano condivisibili dall’80% dei grillini».
Ha sorvolato sulla questione delle clientele. I grillini, almeno per ora, ne fanno abiura.
«È chiaro che a governare s’instaurano certi rapporti. Però bisogna stabilire perché ciò avviene. Sul territorio si lavora per scopi e non per tessere. Noi facciamo politica, le amministrazioni amministrano. Un’epoca è finita».
Vi serviva la sconfitta?
«Probabilmente sì, ci serviva».
Inevitabile la resa dei conti coi renziani. Al vostro interno sono numerosi e, per voi bersaniani, una spina nel fianco.
«Bisogna capire quali renziani, poiché vedo che si dividono. Alcuni hanno detto di aver votato il Movimento 5 Stelle, altri più correttamente si sono allineati a Matteo, che devo dire, ha mostrato correttezza. Infine ce ne sono altri che chiedono dimissioni e congressi. Li faremo, i congressi, ma solo quando sarà messo a punto il calendario di quelli regionali e del nazionale. Nel frattempo propongo un percorso condiviso, senza che ciò sia interpretato come una cooptazione o un’assimilazione».
Come vi rapporterete ai renziani che votano M5S?
«Sono su posizioni più radicali, ma il Pd è grande e deve esserci spazio per tutti. Di questo mi faccio garante. Certo, però, un conto è definirsi renziano, un altro è votare per Grillo».
Durante le primarie i bersaniani si sono mostrati troppo rigidi, fiscali e chiusi. Ne è scaturito un confronto a tratti dilaniante.
«È stato un errore, le primarie devono essere aperte come quelle dei sindaci. La questione vera è che il Pd aveva un progetto, delle idee e le primarie servivano proprio in questa chiave, individuare persone che portavano avanti i nostri programmi. Invece Renzi si è smarcato, ha sostenuto posizioni molto diverse su temi politici ed economici. E dunque...»
E dunque ora rischiate anche da queste parti, nelle vostre roccaforti.
«Cercheremo di recuperare attraverso l’ascolto, con incontri in luoghi lontani dalle sedi del Pd. Io vengo da Cecina, dove il centrosinistra ha sempre faticato e certe cose sono abituato a conquistarmele. Dobbiamo solo riposizionarci, non siamo certo il Pdl che dal voto è uscito dimezzato. Noi abbiamo pur sempre il 40%».
L’anno prossimo si vota per le amministrative. Visti i risultati, per voi i ballottaggi sono a rischio, poiché elettori del centrodestra e M5S possono convergere su candidati alternativi ai vostri.
«Ribadisco, condividiamo la maggior parte dei temi proposti dai grillini e le idee non sono contrapposte».
Non c’è un umore positivo nei confronti delle amministrazioni comunali.
«Lo so, il patto di stabilità è un problema vero. Dobbiamo andare sui territori e dire la verità, finora siamo stati troppo chiusi nelle stanze. I nostri amministratori sono gente perbene. Poi c’è il problema dello strapotere dei burocrati, autentica emergenza nazionale».
Sia sincero, mica avete perso per il Porcellum...
«La sconfitta è politica, non dipende dalla legge elettorale. Il risultato ci ha detto che un’epoca è finita. E che d’ora in poi nulla è più scontato».
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