Italia
«È incinta», ma era una cisti Odissea di tre giorni in ospedale
Il racconto di una donna, tornata più volte al pronto soccorso e al reparto di ostetricia «Ripetevo che non potevo avere una gravidanza, perché ho subito una particolare operazione»
ROSIGNANO. Prima le hanno detto che quei dolori alla pancia erano dovuti a una gravidanza, e lei è rimasta senza parole sapendo di aver subito alcuni anni fa la chiusura delle tube. Il giorno dopo, dato che i dolori proseguivano, le hanno spiegato che aveva abortito. Infine, tre giorni dopo, è emerso che invece tutto era da collegarsi a una cisti che le aveva causato anche un’emorragia.
Quella che racconta una trentaquattrenne di Rosignano (la signora preferisce non rivelare la sua identità, quindi la chiameremo Giovanna, ndr) è una vera odissea tra pronto soccorso e reparto di ostetricia dell’ospedale di Cecina.
«Mercoledì scorso - ricorda - ho avvertito un forte dolore alla pancia, il mio medico di famiglia prima mi ha dato forti antidolorifici e poi mi ha consigliato di andare al pronto soccorso». Così intorno all 14 la donna è andata all’ospedale di Cecina, dove in pronto soccorso le hanno «iniettato flebo di antidolorifici per tre ore. Visto che il dolore non passava mi hanno fatto un’ecografia, ed è emerso che avevo liquido intorno all'utero. Mi hanno detto che era meglio fare analisi per capire se c’era una gravidanza. Siccome certi valori sono risultati molto alti, hanno detto che si trattava di una gravidanza». La signora Giovanna è rimasta sbalordita. «Ho spiegato che sette anni fa - prosegue - ho avuto un intervento per chiudere le tube e loro, compreso il medico di turno al pronto soccorso che mi ha visitato solo alle 21,30, mi hanno detto che si trattava di una gravidanza extrauterina. Mi hanno detto di tornare la mattina successiva nel reparto di ostetricia». La mattina dopo Giovanna è andata all’ospedale e ha ripetuto le analisi per verificare la gravidanza. «Il valore era sceso - racconta - e il ginecologo in reparto mi ha detto che avevo abortito. Dopo altre sette ore di attesa mi è stato detto di tornare a casa e fare una vita normale. Tra l’altro per caso ho trovato in ospedale anche il primario di ostetricia che mi segue da molti anni, che mi ha detto di rifare gli esami per verificare la condizione delle tube».
La mattina di sabato però la donna ha avvertito un riacutizzarsi del dolore. «Ho chiamato in reparto - prosegue - e mi hanno detto di andare subito. Ho atteso dalle 13 alle 19, sempre tra pronto soccorso e reparto di ostetricia, e ho chiesto spiegazioni chiare al medico di turno in reparto, minacciando di chiamare i carabinieri. Il dottore mi ha detto che si era trattato di una cisti emorragica e di tornare a casa e rimanere a letto per quattro giorni, con antibiotici e cortisone».
La donna da sabato ha cominciato la terapia indicata. «Nel frattempo - sottolinea -, visto il consiglio del primario, ho tentato di avere un appuntamento per fare nuove analisi del sangue e verificare la chiusura delle tube. Per i prelievi ematici l’appuntamento mi è stato dato per domattina (oggi, ndr), invece l’altro me l’hanno dato il 15 maggio. È assurdo dover aspettare così tanto, oltretutto per un problema serio che non è stato diagnosticato e curato correttamente».
La donna, esasperata, ha addirittura mandato il padre dai carabinieri di Rosignano, per metterli al corrente di tutta la vicenda. «Siamo persone - conclude -, non animali. Non possono trattarci come hanno fatto con me».(a.c.)
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