Italia
Pd, fiducia al segretario «Ma ora cambiamo volti»
Un documento unitario dell’assemblea: serve nuova classe dirigente Alessandra Meini: «Segnale chiaro dal voto, invieremo la nostra sintesi a Bersani»
CECINA. La sintesi più colorata, se si vuole, la tira un militante di vecchia data («la miseria unisce...») dove per miseria non s’intende certo la condizione esistenziale ma la pochezza (rispetto alle attese) del risultato elettorale. Perché se è vero che l’assemblea del Pd venerdi sera alla Guido Rossa è stata accesa e carica di auto da fè (penitenza corale, o quasi), è altrettanto innegabile che non ci sono state quelle clamorose rivoluzioni che qualcuno pronosticava: cambi di linea e teste cadenti.
La prima a sottolinearlo, rispondendo ad una nostra domanda, è Alessandra Meini, segretaria dell’unione comunale. «Nessuno ha chiesto la mia testa», dice decisa. «E comunque ,prima dell’assemblea, avevo riunito le tre segreterie dei circoli proprio per fare una valutazione attenta della situazione. E prima ancora avevo parlato con i renziani». Così, neppure le componenti da sempre più critiche verso la gestione definita “monolitica” della segreteria locale, di riflesso a quella nazionale, se la sono sentite di andare all’attacco. Nè il cosiddetto “Altro Pd”, identificabile nella minoranza espressa tra gli altri da Luna Biondo e Vincenzo Argentieri. Nè i renziani che già avevano anticipato, rispondendo al livornese Bettinetti, di “non volere la testa di nessuno”, ma di invocare - questo sì - una rapida inversione di marcia.
Concetti riespressi venerdì sera da Valentina Costagli, candidata renziana al Parlamento e dal portavoce cecinese Luigi Valori. «Abbiamo ribadito che occorre un rinnovamento non per noi stessi ma perché è il Paese che ce lo chiede». Archiviato il refrain postelettorale («con Renzi avremmo vinto nettamente»), il Pd cecinese si è ritrovato ricompattato su un documento per punti che Alessandra Meini ha riassunto e che mercoledì sarà inviato alla direzione nazionale del partito.
«Il fatto che a Cecina il Pd abbia perso un po’ meno rispetto al dato nazionale e al contesto reginale non ci lascia affatto tranquilli», spiega Meini. «Il segnale che ci viene dai cittadini è chiaro. Purtroppo abbiamo commesso errori, lasciare piazza San Giovanni a Grillo è stato sbagliato. Così come abbiamo avuto difficoltà nel far passare alla gente alcuni punti programmatici come il reddito di cittadinanza, la riduzione dei parlamentari, l’abbattimento dei costi della politica su cui invece i grillini hanno imbastito la campagna elettorale».
Ma a livello locale la segretaria Meini, pur facendo autocritica, non si sente di buttare tutto a monte. «Quel cambiamento che l’elettorato ci chiedeva qui l’avevamo già iniziato a fare. Abbiamo chiamato a Cecina giovani validi e preparati come Giuntella e la Puglisi. Abbiamo trovato momenti di sintesi anche con componenti di minoranza. Ora a Bersani diciamo: cambiare subito, basta con la riproposizione di leader come la Bindi e D’Alema».
Da qui al prossimo congresso il Pd deve definire questa operazione di rinnovamento, che è un rinnovamento anche del linguaggio, fa notare Meini. Ma c’è chi avverte, tra gli iscritti, che non basta più un’operazione di marketing della comunicazione, ma occorre capire che “la società è profondamente cambiata» ed un semplice maquillage post voto non può pagare. Da qui il no assoluto ad ipotesi di governissimi o di un asse col Pdl. E appuntamento al congresso.
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