Il presidio
Solo i filtri tra la trielina e l’acquedotto
Le analisi Arpat confermano l’inquinamento della falda. Poco è cambiato in otto anni, anzi il problema si è esteso
CECINA. L’acqua che scorre sotto parte di Cecina è ancora inquinata da trielina. In alcuni casi i valori sono trenta volte sopra la norma; lo dicono i dati di Arpat relativi al monitoraggio di sei pozzi cittadini (Ladronaia, Peep, campo sportivo, villaggio scolastico, pomodorificio e San Vincenzino).
Dal 30 aprile 2004, dal giorno in cui con un’ordinanza il sindaco Paolo Pacini chiuse tre pozzi (Peep, Ladronaia, campo sportivo) e la vicenda diventò pubblica, poco è cambiato. Se escludiamo che questa estate l’area inquinata (partita da Poggio Gagliardo) è stata estesa fino a comprendere la parte a ovest della ferrovia (dal 2004 si fermava a est).
Oggi le sostanze inquinanti puntano dritto verso l’acquedotto.
Filtri. «L’unica barriera che separa la trielina dai nostri rubinetti – dice Yuri Trusendi del comitato “No trielina” - sono i filtri sui pozzi installati da Asa».
Se il filtro non funziona l’acqua inquinata entra in casa. I filtri hanno un prezzo (per i tre pozzi chiusi nel 2004 vennero spesi 100mila euro) e questo prezzo viene ricaricato sulle bollette. In più, non durano a lungo. Inoltre, sono stati installati solo nel 2004, quando la vicenda diventò pubblica.
E prima? L’inquinamento, a Poggio Gagliardo, c’era. Da analisi delle acque nei pozzi «eseguite nell’anno 1987 - si legge nel piano di caratterizzazione dell’area – furono rilevati valori molto superiori a quelli attuali, pari a 900 e oltre 1.600 mg per litro».
La soglia massima di trielina nell’acqua non dovrebbe superare i 10 mg per litro. Almeno dal 1987 al 2004, quell’acqua è stata usata per irrigare, lavare i denti, cucinare. È stata bevuta.
I dati. Il pennacchio dell’inquinamento su Cecina sta scendendo verso il mare. Le rilevazioni mensili fornite da Arpat al Wwf (arrivano al dicembre 2011) dimostrano valori alti e altalenanti negli anni.
Prendiamo il pozzo numero 8 alla Ladronaia. Nel dicembre scorso la somma di tricloroetilene e tetracloroetilene era di 270 mg/l, ventisette volte sopra il consentito. Due mesi prima (ottobre 2011) era ancora più alta, 390 mg/l, mentre ad agosto 2011 era scesa di “solo” cinque volte sopra la norma, 53,6 mg/l.
Il 7 aprile 2004, quando scoppiò il caso trielina, al pozzo Ladronaia c’erano 269,9 mg per litro. Quanti ne sono stati trovati nel dicembre 2011.
Restano alti i valori nel pozzo Peep (369 mg/l a dicembre 2011) e in quello del campo sportivo (18,3 mg/l a dicembre 2011).
Mentre sono sotto controllo quelli al pomodorificio (valori border line). Nei pozzi a San Vicenzino e nel villaggio scolastico, dal 2004 al 2011, sono stati trovati dati fuori controllo rispettivamente tre e cinque volte.
In mezzo c’è stato un processo, a carico di chi aveva attività industriali a Poggio Gagliardo, che si è risolto in un nulla di fatto. Non ci sono colpevoli e non ci sarà un appello visto che nessuno ha deciso di ricorrere. Nemmeno la Regione che si era costituita parte civile (i Comuni di Cecina e Montescudaio non lo fecero).
La salute. «Oltre all’aspetto economico – dice Trusendi – visto che non sappiano chi restituirà i quattro milioni alla Regione per la bonifica, siamo preoccupati per la salute. Dalla trielina ci proteggono solo i filtri nei pozzi e per reperire le analisi recenti sudiamo sette camicie. All’Asl abbiamo chiesto anche i dati sulle neoplasie a Cecina. La trielina provoca il cancro e vogliamo capire se negli anni ci sia stato un aumento delle malattie in relazione all’inquinamento».
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