Il Tirreno

Solvay: no al dissalatore sfruttiamo meglio il fiume

di Mario Moscadelli
Solvay: no al dissalatore sfruttiamo meglio il fiume

Secondo la direzione si può utilizzare a scopi industriali l’acqua del Cecina che finisce in mare. «Pianificare? Ce lo impediscono le stesse istituzioni»

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ROSIGNANO. «È assurdo realizzare un dissalatore quando potremmo utilizzare meglio l’acqua del fiume Cecina che finisce in mare». Volendo sintetizzare al massimo, potremmo racchiudere in queste parole il pensiero di Solvay sull’emergenza idrica e sulle soluzioni mettere in campo per affrontarla. Parole pronunciate da Michèle Huart, direttore dello stabilimento, che ieri - coadiuvata da Stefano Piccoli e Raffaele Calabrese - ha affrontato la delicata questione senza risparmiare bordate alle istituzioni, sindaco di Rosignano compreso. «Ci chiedono di pianificare il futuro? E come facciamo - attacca Huart - se periodicamente ci sono provvedimenti che limitano l’utilizzo delle materie prime?»

Sfruttare meglio il Cecina. Huart è partita spiegando come le difficoltà legate all’approvvigionamento dell’acqua per le produzioni industriali abbiano portato l’azienda «ad un passo dal fermare gli impianti». Poi ha snocciolato i dati sul fabbisogno idrico della fabbrica. «Ad oggi - dice Huart- lo stabilimento, grazie a investimenti e a un’azione continua di ottimizzazione dei consumi idrici, utilizza il 90% di acqua di mare e il 10% di acqua dolce. Ma questo 10% è vitale per le nostre produzioni, sia dal punto di vista della qualità dei prodotti sia per il funzionamento degli impianti. Da diversi mesi questo 10% è messo a repentaglio dalla straordinaria siccità, ma anche da provvedimenti istituzionali per noi illegittimi e che, comunque, danneggiano la competitività dello stabilimento e impediscono qualsiasi tipo di pianificazione. Aggiungo che anche nel periodo di siccità, dalle nostre infrastrutture idriche, vedi Aretusa, è uscita acqua che è stata messa a disposizione del gestore pubblico». Huart arriva all’argomento dissalatore indicando i prelievi di acqua di Solvay dal fiume Cecina. «Il Cecina ha una portata media annua di circa 138 milioni di metri cubi. Solvay ne utilizza 6 milioni, dunque meno del 5%. Certo, è da analizzare dove vanno gli altri 132 milioni, ma crediamo che una buona parte finisca mare. E allora ecco che per noi il ragionamento da fare è quello di capire come fermare una certa quantità di acqua prima che finisca in mare e riutilizzarla per scopi industriali. Sia chiaro: non vogliamo aumentare i prelievi dal fiume, ma esistono i margini per intervenire su tutta quella risorsa che poi diventa salata». In che modo? «Questo lo vedremo anche insieme alla Regione». Insomma, per Solvay la soluzione al problema è «ottimizzare lo sfruttamento dell’acqua del fiume e non certo un dissalatore. Concetto che esprimeremo anche giovedì prossimo al tavolo tecnico in Regione». Huart ribadisce: «Respingendo le accuse che i prelievi di Solvay generano una diminuzione dell’acqua potabile, perché andare a dissalare quando ci sono i margini per utilizzare acqua che poco dopo è salata».

No al dissalatore. Ma il no al dissalatore ha anche altri motivi, come elenca Piccoli. «Primo quello dei costi, insostenibili come dimostra uno studio del 2003, che può sembrare datato ma non lo è. Secondo: un dissalatore ha senso in paesi come l’Arabia Saudita e dove il costo dell’energia è basso. Terzo: Solvay, sulla base delle richieste dei nostri clienti, ha bisogno di un tipo di acqua che un dissalatore non potrebbe comunque garantire. Quarto: un dissalatore ha un impatto ambientale enorme con rifiuti speciali da smaltire».

Franchi vada dove vuole. «Franchi vada dove vuole, avrà le stesse risposte». Non vuole fare polemica Huart, ma si capisce che l’uscita del sindaco sul viaggio a Bruxelles non le è piaciuta troppo. «Se Franchi va in Belgio sentirà delle domande anziché delle risposte: come si può pensare che un gruppo come il nostro investa su Rosignano quando non si ha un quadro normativo chiaro, quando ordinanze e provvedimenti comunali - vedi Montescudaio e Volterra - bloccano all’improvviso l’attività e quando le concessioni per il sale vanno rinnovate ogni 6 mesi. Solvay è pronta a fare la sua parte, senza sconti, ma se la politica non farà prima chiarezza al suo interno e non ci permetterà di essere competitivi sarà difficile indicare quale sarà il futuro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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