Il Tirreno

Solvay, la Regione rilancia l’impianto di dissalazione

di Mario Moscadelli
Solvay, la Regione rilancia l’impianto di dissalazione

È stato uno dei temi caldi del vertice del Pd a Rosignano sull’emergenza idrica Commissionati degli studi. Ma ora la priorità è sapere le strategie dell’azienda

3 MINUTI DI LETTURA





ROSIGNANO. Dissalatore, invasi, raddoppio del depuratore di Rosignano, potenziamento Aretusa e dragaggio del lago di Santa Luce. Tante le idee emerse durante il vertice interprovinciale sull’emergenza idrica organizzato dal Pd nella sede di Rosignano. Tante idee che al momento si scontrano con un grosso punto interrogativo: che intenzioni ha Solvay per lo stabilimento di Rosignano. Tutti i rappresentanti (regionali, provinciali e locali) delle istituzioni e del partito presenti al tavolo, infatti, hanno affermato che la priorità è quella di un incontro urgente con la multinazionale. Che sia in Belgio, a Milano o a Rosignano.

Dissalazione. Il Pd ha scelto di affidare ogni commento ufficiale ad un prossimo comunicato, ma tra gli argomenti più dibattuti quello di dotare lo stabilimento di un impianto di dissalazione. Impianto che Solvay ha sempre respinto per i costi di funzionamento. Ma la Regione vuole vederci chiaro: nel vertice rosignanese, gli assessori regionali Bramerini e Simoncini hanno spiegato che la Regione ha commissionato degli studi per analizzare le tecnologie di oggi e una loro eventuale compatibilità con le esigenze dell’azienda e del territorio. Si è parlato di un dissalatore, ma anche di un concentratore di sale: il secondo, sintetizzando al massimo, rispetto al primo produce salamoia (non pura). In entrambi in casi, tuttavia, i dubbi non sono tanto sulla portata economica dell’investimento, ma sui costi di manutenzione e di funzionamento. E giovedì prossimo in Regione, il tavolo tecnico messo in piedi per arrivare al rinnovo dell’accordo di programma con Solvay analizzerà proprio le varie soluzioni per la dissalazione.

Invasi e lago. Il pensiero del Pd, ma non solo, è che comunque il dissalatore (o altro del genere) da solo non basti a risolvere l’emergenza in un periodo lungo. E che, comunque, servono progetti sulla carta più fattibili nell’immediato. Così ecco che si è parlato dell’invaso di Puretta, opera che non convince fino in fondo, ma a cui difficilmente si può rinunciare. Per due motivi: a questo bacino è agganciata la Via che la scorsa primavera ha permesso di sbloccare le concessioni minerarie a Solvay e poi perché al momento è l’unico progetto dove c’è una copertura finanziaria, anche se non totale. Ma, come noto, nell’Alta Val di Cecina si spinge per sostituire Puretta con Pian di Goro, invaso molto più capiente ma decisamente più costoso del primo (servono 50 milioni). E allora ecco che l’idea lanciata dal Comune di Santa Luce di dragare il lago e riportarlo alla capacità massima di 6 milioni di metri cubi d’acqua non è caduta nel vuoto, visto che economicamente l’impegno non sarebbe proibitivo (si parla di 4-5 milioni di euro). Nel vertice è stato spiegato che l’esigenza di realizzare invasi è forte anche per il cambiamento del clima: solo bacini del genere sono in grado di trattenere i sempre più frequenti acquazzoni.

Depuratore e Aretusa. Restando negli interventi più fattibili ma meno incisivi, è stata analizzata anche la situazione del depuratore di Rosignano e di Aretusa. Secondo alcune proiezioni, i progetti in ponte e pensati per questi due impianti porterebbero alla fabbrica 1 milione di metri cubi in più di risorsa l’anno. Sul depuratore è in corso l’iter per arrivare all’appalto per il raddoppio. I tempi? Cantieri nel 2014 se tutto va bene. Su Aretusa (impianto che riutilizza per scopi industriali le acque reflue di Cecina e Rosignano) è emersa la possibilità di realizzare un serbatoio di stoccaggio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera