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Si dovevano limitare i prelievi a fini industriali

SANTA LUCE. «La dichiarazione di stato di calamità è il minimo che si possa fare oggi di fronte al dramma della siccità su cui l'uomo può veramente poco, ma il prelievo irrazionale e la cattiva...

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SANTA LUCE. «La dichiarazione di stato di calamità è il minimo che si possa fare oggi di fronte al dramma della siccità su cui l'uomo può veramente poco, ma il prelievo irrazionale e la cattiva gestione della risorsa hanno peggiorato una situazione di per sè molto grave». É duro il pensiero di Fabrizio Filippi, presidente provinciale di Coldiretti mentre raccoglie le tante testimonianze e lamentele degli agricoltori della Val di Cecina e della Valdera. In piùoccasioni, nei mese passati, quando la siccità era una previsione e non una drammatica certezza, Coldiretti aveva chiesto misure preventive per «non arrivare a trovarci oggi in questa situazione». Ma niente è stato fatto. Eppure «questa circostanza era prevista ». Ora «non c'è più una goccia d'acqua nei campi» e si teme per le colture: vino e olio sono a rischio. Filippi definisce fondamentale per il futuro il ruolo dei consorzi di bonifica. E auspica una nuova gestione dei bacini idrici.

Secondo Filippi si tratta di soluzioni "elementari" che nella futura organizzazione del piano anti-siccità non dovranno mancare. «Purtroppo - dice - c’è stata una scarsa attenzione e poca vigilanza sui prelievi nel lago di Santa Luce». Viste le previsioni, «si doveva limitare il prelevamento per fini industriali».

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