Un’altra cantina in casa Antinori e un nuovo rosato
Dimenticato il vecchio piano di miglioramento aziendale Palchetti: «Troppe attese, ormai era superato»
CASTAGNETO. Cambiamenti in casa Antinori. Nell'ultimo consiglio comunale si è appreso che è stata richiesta, dall’azienda, la revoca dei vecchi piani di espansione, con nuova cantina, a Guado al Tasso. Ne abbiamo parlato con il direttore Claudio Palchetti.
Cosa si prospetta per il futuro?
«È stato chiesto l'annullamento del vecchio piano di miglioramento aziendale perché era un progetto pensato a fine anni 90, in verità abbastanza articolato, che aveva richiesto molti anni per l'approvazione. Nel frattempo in Antinori e soprattutto a Guado al Tasso erano cambiate molte cose. L'azienda era in espansione ed eravamo arrivati al punto di avere un piano di miglioramento aziendale anacronistico e inadeguato; bisognava provvedere con un progetto in linea con i nuovi orizzonti dell'azienda e del mondo del vino. Tre sono i punti di lavoro essenziali: la riorganizzazione degli spazi della cantina con una barriccaia più capiente; un nuovo centro aziendale in linea con le ultime normative; un piano articolato di miglioramento ambientale».
Nuova cantina quindi?
«Prima punteremo sull'organizzazione degli ambienti per razionalizzare i processi di vinificazione e la tecnologia a disposizione, in accordo alle diverse tipologie di vino che stiamo producendo. La cantina sarà divisa in unità produttive a seconda dei diversi tipi di vino che dobbiamo produrre. Guado al Tasso e i nuovi Cru avranno la loro cantina di vinificazione e la loro barriccaia dedicata, con tutti gli accorgimenti necessari: il Bruciato avrà finalmente a disposizione una barriccaia più capiente per avere la possibilità di procedere con quell'aumento di produzione che il mercato ci sta già chiedendo da tempo; e ci sarà anche il terzo settore per il controllo adeguato dei vermentini e dei rosati, vini che ovviamente, rispetto ai rossi da invecchiamento, richiedono tecniche ed attenzioni enologiche diverse. Fondamentale l'idea di una cantina ad impatto ambientale zero, almeno dal punto di vista paesaggistico. La costruzione infatti sarà completamente coperta da un terrapieno alberato e dei giardini pensili a copertura la renderanno mimetica anche vista dall'alto. Senza contare che ci saranno comunque degli accorgimenti importanti per il risparmio energetico e l'uso di energie rinnovabili».
Il piano comprende anche nuovi vini con uno sguardo al passato, una rievocazione del rosè, il vostro primo vino?
«La storia di Bolgheri, si sa, nasce con il rosato in un momento storico dove sul mare non si riusciva a fare altro. Poi l'avvento dei Super Tuscan ha fatto la differenza e la fortuna di Bolgheri, ma Piero Antinori fin dall'inizio ha voluto recuperare e valorizzare quell'unica tradizione con un rosé moderno e di qualità, fresco e piacevole da bere. Ed è nato lo Scalabrone Bolgheri rosato Doc. Un successo indiscusso e immediato, anche fuori dal Paese. Infine, storia recentissima, siamo stati spronati direttamente da Piero Antinori per la creazione di un rosato nuovo, diverso dallo Scalabrone ma anche da qualsiasi altro rosato prodotto in Italia. Qualcosa di simile lo stiamo facendo anche sul vermentino. In ogni caso il lavoro più impegnativo e con le maggiori soddisfazioni, rimane quello sui grandi vini rossi da invecchiamento a cominciare proprio dal Guado al Tasso Bolgheri doc superiore, spiegato e affiancato dal Matarocchio (cru di cabernet franc) che forse ancora in pochi hanno avuto il privilegio di assaggiare».
La vostra azienda comprende tanti poli di produzione anche se la sede istituzionale rimane Palazzo Antinori a Firenze. Cosa distingue e caratterizza Guado al Tasso rispetto alle altre aziende? Cos'ha in più o di diverso?
«Guado al Tasso in più ha Bolgheri! Non è un gioco di parole. Non abbiamo cantine seicentesche o castelli medioevali ma un territorio particolarmente vocato (e sono i vini di Bolgheri ad averlo certificato negli ultimi vent'anni) e sicuramente un posto speciale nel cuore della famiglia. La tenuta infatti è eredità della madre di Piero Antinori, Carlotta Della Gherardesca, e tutta la storia personale di Piero, delle figlie e dei nipoti, è legata a questo posto in modo speciale. Questo per noi vuol dire avere una responsabilità particolare per dover lavorare nel migliore dei modi e trasferire nei nostri vini i sentimenti della proprietà e le caratteristiche uniche del territorio. Si parla spesso della magia di Bolgheri e dell'alta Maremma, un luogo che si può senz'altro affermare sia cresciuto com'è cresciuta la grandezza e il successo dei Marchesi Antinori, tra i precursori del miracolo vitivinicolo».
Quindi, nonostante la crisi, le grandi aziende continuano a investire e credere nello sviluppo economico del comune di Castagneto?
«Si crede nello sviluppo del comune perché il comune è quello che ho descritto sin ora: questa terra e questa gente insieme. Ci sono le grandi famiglie del vino, ci sono le famiglie dei nostri quasi 120 operai, ci sono le aziende e gli artigiani nostri fornitori e la grande massa dei nostri ospiti che vengono a cercarci per godere almeno per un istante del nostro territorio e dei nostri vini, soprattutto grazie ai nostri clienti enotecari e ristoratori. L'azienda produce vini che il mercato ci chiede e in questo modo genera utili. Questi guadagni partecipano a migliorare il territorio e di conseguenza l'azienda cresce ed amplifica il circolo virtuoso fatto di proprietà, dipendenti, fornitori e clienti».
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