Il Tirreno

Tutti in piedi ad applaudire don Ciotti

di Alberto Mangiantini
Tutti in piedi ad applaudire don Ciotti

Al liceo Fermi emozionante incontro col sacerdote antimafia, il sindaco gli ha conferito la cittadinanza onoraria

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CECINA. Un liceo Fermi strapieno di centinaia di persone ha accolto giovedì sera don Luigi Ciotti, il sacerdote fondatore del gruppo Abele e presidente di Libera, da sempre in prima linea nella lotta contro la mafia, in un prologo delle notti della legalità che si terranno in autunno. Dopo l'introduzione di una emozionatissima preside Maria Grazia Rocchi e del sindaco Stefano Benedetti che, come stabilito all'unanimità dal consiglio comunale, gli ha consegnato la cittadinanza onoraria e le chiavi della città e dell'assessore Samuele Di Lascio, don Ciotti ha parlato. Intervistato da don Arnaldo Zappolini, parroco di Perignano e presidente del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza, ha parlato quasi ininterrottamente per più di 2 ore davanti ad una folla silenziosissima, tra numerosi applausi e ben due standing ovation. Don Ciotti ha ricordato moltissime vittime di mafia, a partire da don Peppino Diana, il parroco di Casal di Principe ucciso per ordine del capo dei Casalesi Francesco "Sandokan" Schiavone nel ’94, infangato dopo la sua morte da un giornale di Caserta al servizio del boss che lo ha accusato di essere un donnaiolo e di nascondere armi di un clan rivale dei Casalesi e che solo 3 anni fa il processo ha completamente rivalutato, arrestando anche il proprietario del giornale per collusione con la camorra. Don Ciotti ha poi ricordato l'omicidio 64 anni fa del sindacalista Placido Rizzotto, i cui funerali solenni sono stati officiati solo giovedì mattina alla presenza del capo dello Stato, sottolineando però come non sia stato possibile fare i funerali di Stato (in quanto per legge non vengono riconosciute le vittime di mafia prima del 19619 dell'unico testimone del delitto Giuseppe Letizia, pastore di 13 anni ucciso da un medico compiacente con un'iniezione d'aria in ospedale, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, del "giudice ragazzino", come con spregio lo chiamò l'allora presidente della repubblica Cossiga, Rosario Livatino, del sindaco di Palermo Pio La Torre, del parroco di Brancaccio Pino Puglisi, della giovanissima Rita Atria, collaboratrice di giustizia morta suicida all'indomani della strage di via d'Amelio dove perse la vita il giudice Borsellino, disconosciuta dalla madre che ne distrusse la lapide a martellate, e per questo costretta a riposare in una tomba senza nome. Don Ciotti ha poi ribadito più volte il concetto di legalità non come fine, ma come mezzo fondamentale per arrivare al fine ultimo della giustizia, sull'importanza di concetti come libertà, responsabilità, etica, uguaglianza, riaffermando anche l'importanza della politica come massima espressione della carità e sottolineando come dalla cattiva politica ci si possa difendere solo con una maggiore partecipazione e non sicuramente con la fuga o il disinteresse per la cosa pubblica. Il parroco si è poi lanciato in un'invettiva contro le leggi che hanno depenalizzato il falso in bilancio e l'abuso in atti di ufficio, dichiarando che in questo modo si finisce per favorire quella zona grigia di collusioni tra mafia, politica ed economia che è la vera forza di ogni formazione mafiosa, ed accusando la troppo stretta vicinanza tra istituzioni e mafie.

Ha poi denunciato a più riprese l'infiltrazione sempre più presente della mafia al Nord. E ha ricordato l’attentato di Brindisi ricordando come la mafia abbia sempre ucciso bambini, ma ribadendo anche che nonostante ancora non si sappia la verità chiunque sia stato rimane comunque un assassino e un terrorista.

«Abbiamo bisogno di verità», ha concluso poi il sacerdote che, citando le parole del giudice Caponnetto, ha ricordato come la mafia da sempre tema più la scuola della giustizia perché «l'istruzione taglia l'erba sotto i piedi alla cultura mafiosa. La cultura dà forza alle coscienze, e la scuola non deve essere lasciata sola come dispensatrice di essa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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