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Quattro condanne per estorsione
Per anni pretese il pizzo dal suo datore di lavoro, poi lo massacrò di botte insieme al fratello e altri due amici
LIVORNO. «Se non mi paghi vengo con mio fratello e ti faccio camminare su una sedia a rotelle, mi prendo il camion e i furgoni, ti brucio la casa...».
E al citofono, prima di spaccarlo: «Se domani sera Marcello non mi porta ventimila euro lo faccio camminare su una sedia a rotelle». Minacce gravi, precedute da anni di “pizzo” e seguite da un pestaggio vero e proprio. Una storia andata avanti finché non intervennero i carabinieri che arrestarono quattro persone. Un anno fa, all'epoca dei fatti, il procuratore capo Francesco De Leo parlò senza mezzi termini di «comportamenti di tipo mafioso da stroncare alla radice». Poche ore prima i carabinieri avevano proceduto a quattro arresti.
Ieri tutti e quattro sono stati condannati dal giudice Antonio Pirato a vario titolo per estorsione tentata e consumata, rapina, lesioni, porto abusivo di armi. Condanne dure, considerando lo sconto di un terzo della pena previsto dal giudizio abbreviato: cinque anni e quattro mesi (e 1.600 euro di multa) per Angelo Longo (41 anni, catanese di San Gregorio, residente a Cecina); quattro anni (e 1.500 euro) per suo fratello Davide Longo (37, residente a Prato); tre anni e mezzo per Federico Boccardi (34, pratese); tre anni e 4 mesi per l'albanese Altin Cepele (24, Prato).
Tutti sono stati condannati in solido al pagamento di una provvisionale di 25mila euro nei confronti di Ignazio Alonzo e di 10mila euro nei confronti del fratello Martino Marcello Alonzo, costituiti parte civile.
Gli Alonzo, siciliani trapiantati a Cecina, titolari della ditta edile Cmr (con sede a Rosignano), un anno fa erano sul punto di chiudere baracca e burattini. Un po' la crisi ma soprattutto le richieste sempre più esose del capocantiere, Angelo Longo. Questi infatti, oltre a percepire lo stipendio, stando alle accuse intascava pure il pizzo: in quattro anni Marcello Martino Alonzo gli aveva versato fuori busta oltre 54mila euro al ritmo di 1.200-1.400 euro al mese. Secondo l’avvocato di Longo in realtà era quanto gli spettava quale socio occulto che non poteva apparire perché protestato. Di tutt'altro avviso gli investigatori prima e il giudice poi.
In ogni caso la situazione precipitò nel maggio dello scorso anno. Alonzo nei giorni precedenti disse o fece capire al capocantiere che lo avrebbe licenziato. Angelo Longo gli dette un appuntamento il 5 maggio davanti al ristorante Il Giardino, a Rosignano. Alonzo ci andò da solo, Longo invece si presentò con il fratello e con altri due amici di ques'ultimo, tutti residenti a Prato. Prima gli chiese centomila euro («la liquidazione» spiegò ancora l'avvocato). Poi, al suo rifiuto, insieme agli altri lo pestò a sangue. Provò anche a caricarlo sul fuoristrada del fratello, ma Alonzo riuscì a fuggire e corse all'ospedale. Fu medicato (il referto iniziale era di 30 giorni) e, al momento delle dimissioni, si ritrovò davanti al pronto soccorso ancora i suoi aggressori. Scappò ancora, si rifugiò nel bar. E a quel punto chiese aiuto ai carabinieri.
Coordinarono le indagini il viceprocuratore Luca Masini e il sostituto Massimo Mannucci. I Longo e gli altri due furono arrestati all'alba del 12 luglio, il giudice Beatrice Dani firmò le ordinanze. I carabinieri eseguirono perquisizioni in sei appartamenti più terreni e vetture tra Cecina, Rosignano, Prato e Torre del Lago, dove c'era una roulotte in un parcheggio preso in affitto per l'estate. Nelle abitazioni di Prato di Longo e Boccardi trovarono un fucile e una baionetta non regolari e 2.100 euro, tutto sequestrato.
Ieri a Livorno la conclusione del processo.
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