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«Noi prigionieri di una burocrazia che fa solo danni»
Rabbia e delusione ai Polveroni per la chiusura della strada e la mancata apertura in via provvisoria della nuova bretella
ROSIGNANO. «Basta essere prigionieri di scelte incomprensibili». Questo il coro che si alza dai Polveroni, frazione ancora una volta alla prese con la chiusura da lunedì scorso di via per Rosignano, la strada che da Vada porta alle Morelline. E ora, dopo che Sat si è detta disponibile ad aprire in maniera provvisoria la nuova bretella, operatori e cittadini invocano di percorrere questa soluzione. «Come al solito - dice Stefano Catarsi, proprietario del ristorante omonimo che aveva scritto negli scorsi giorni una lettera al Tirreno - ci ritroviamo in una condizione dove la chiusura della strada è ancora sulle nostre spalle. Noi non ce l'abbiamo con il Comune o con Sat: i lavori sono buoni, ma chiediamo solo di aprire questa bretella presente dall'apertura del ponte».
Alla fine è proprio la bretella che dal ponte arriva alla vecchia Aurelia, zona Spiagge bianche, il nodo della questione: a questa striscia di asfalto, a detta del Comune, manca solo del collaudo, tanto che sono molti ad esempio i motorini che percorrono il tracciato già da tempo. «Non si può stare zitti - continua Stefano Catarsi - perchè le strade vengono fatte, finite praticamente in tutto e poi non vengono messe a disposizione». Sat in un nota ha dato la disponibilità, in caso di bisogno, ad effettuare i dovuti adempimenti per garantire nel minor tempo possibile l'utilizzo della variante Polveroni. «È tutta una questione burocratica - dice Massimiliano Catarsi - con il Comune che aspetta delle certificazioni da Sat: quello che dà fastidio è il fatto che la chiusura della strada sia stata comunicata tre giorni prima dei lavori. A livello economico, oltre ai problemi creati con quel mese di blocco in inverno, perdiamo tanti operai che escono dalla Solvay per mangiare». Gli fa eco Giovanna Seghetti, titolare del bar Polveroni insieme al marito. «Non si rendono conto di cosa abbiamo passato in quei giorni di novembre - dice la donna- e dopo 3 mesi ci tornano a dire che chiudono la strada: una cosa assurda non aver fatto tutto subito». La maggior parte dei residenti subisce poche conseguenze, ma c'è chi comunque un pensiero molto chiaro ce l'ha. «Potevano fare tutto - dice Mario Cempini - tre mesi fa quando ci fu la chiusura totale, se sapevano farlo. È mancata l'organizzazione dei lavori: quando lavoravo in Solvay pianificavamo quello che dovevamo fare e lo facevamo tutto insieme. Qui con questo allaccio di metano e acqua stanno andando veramente per le lunghe».
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