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Anche se avevo solo 18 anni, la signora mi dava del lei
La storia di Annalisa Congiu, emigrata dalla Sardegna per fare la bambinaia a Castiglioncello, Roma e Cortina
Torna l’appuntamento con Foresta bianca. Pubblichiamo oggi la seconda “puntata”, con l’intervista ad Annalisa Congiu.
L’intervista è stata realizzata da Giulia Minucci, Giulia Taccola, Giusy Giarrusso e Francesca Maccarrone il 18 febbraio scorso a Rosignano Solvay.
Annalisa: Io sono nata a Escalaplano, in Sardegna, il 7 marzo del '54. Siamo in sette a casa mia, 5 femmine e 2 maschi. Mamma era casalinga e babbo lavorava in miniera, in Belgio. Poi dopo, ritornato in Sardegna, lavorava in miniera dalla parte di Iglesias.
Giulia T.: Al mare ci andavi?
Annalisa: No, eravamo lontani dal mare noi. Al mare andavo soltanto con i figli dei minatori, ci facevano andare in una colonia in un paese vicino Ci dividevano in squadre di femmine e maschi di 5 bambini ciascuna, quando si arrivava ci tagliavano i capelli, alle bambine corti corti e ai maschietti completamente a zero; ci facevano fare la doccia e ci davano a tutti una divisa bianca: gonnellina, magliettina, cappellino bianco e sandalini bianchi.. Si faceva vita di colonia, molto severa, c'era tantissima disciplina. La mattina, appena ci si alzava - presto - si faceva l'alzabandiera con tutti i bimbi, ci si metteva tutti in fila e poi dopo ci portavano a fare colazione e poi al mare. Poco, appena il tempo di fare il bagno e ci facevano uscire, dopo nemmeno due minuti.
Giusy: E l'adolescenza dove l'hai passata?
Annalisa: A 18 anni sono venuta in "continente", noi lo chiamiamo così, sono andata a Roma a lavorare come bambinaia e ci sono stata 5 anni, guardavo due bimbi, cioè una bimba di 4 anni e il fratello che ne aveva 9.
Giulia M.: Come ti trovavi con la famiglia presso cui lavoravi?
Annalisa: Bene, erano signori molto per bene, si sentiva che ero la bambinaia, la signora dove lavoravo mi dava del Lei anche se avevo 18 anni, poi c'era una cameriera e una signora che stirava, quindi io stavo sempre con le altre persone. Io dormivo con la bimba, l'altra ragazza - la cameriera -aveva una stanza per conto suo. In inverno si stava lì, poi in estate si veniva a Castiglioncello per tre mesi, da giugno a settembre.
Giulia T.: E Daniele, quando l'hai conosciuto?
Annalisa: Daniele l'ho conosciuto tramite una ragazza che lavorava lì con me, lì nella casa di questi signori, lei usciva per conto suo e chiese "perché non si esce tutti insieme?", lei conosceva già un ragazzo di Solvay e questo ragazzo portò anche un suo amico, Daniele. Così si uscì a portare i bimbi fuori. Era il 1973.
Giulia T.: I tuoi lo sapevano che avevi conosciuto Daniele?
Annalisa: Sono tornata in Sardegna perché doveva nascere la mia ultima sorellina e quando ero in Sardegna ci si scriveva: ecco perché loro se ne sono accorti, vedevano arrivare queste lettere e l'hanno capito. Ma io ero laggiù, lui era qui e quindi non succedeva niente, perciò erano tranquilli.
Giulia T.: E con i suoceri? Tu non eri del posto, loro ci facevano caso?
Annalisa: Io mi ricordo sempre di Nila, la suocera, quando seppe che mi dovevo fidanzare con Daniele: venni a conoscerli, erano tutti preoccupati, pensavano " questa qui cosa mangia, abituata con questi signori?!". Invece io mangio anche " i fumi del treno" e quindi erano felicissimi!
(leggi la storia completa sul sito internet di foresta bianca: www.forestabianca.it)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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