Il presidio
Fornace Donati, rinnovati i 32 contratti di solidarietà
Salvo per il momento tutto il personale. Ma se entro fine anno l’azienda non avrà a disposizione una nuova cava scatteranno i primi licenziamenti
ROSIGNANO. Salvi i 32 lavoratori della Fornace Donati su cui pende il contratto di solidarietà. Ma attenzione: è una salvezza a tempo, che dipende dalla possibilità o meno di prelevare presto argilla da una nuova cava. I vertici dell’azienda di Gabbro, infatti, hanno deciso dopo una lunga analisi di rinnovare i 32 contratti di solidarietà scaduti il 14 febbraio scorso. Legge alla mano, però, è l’ultima volta che possono compiere un’operazione del genere che va decisamente incontro ai lavoratori. Dunque, se entro fine anno non sarà data la possibilità di estrarre da un nuovo sito si procederà quasi sicuramente a dei licenziamenti.
Il rinnovo dei contratti. La Donati ieri ha inviato in Provincia tutta la documentazione necessaria per rinnovare il contratto di solidarietà a 32 dipedenti a tempo indeterminato della fabbrica di Gabbro. Lo ha fatto dopo un confronto con i sindacati, ma soprattutto dando fiducia alle parole espresse da Provincia e Comune di Rosignano nell’incontro della scorsa settimana. «Abbiamo scelto di dare fiducia alle istituzioni - dice Massimo Tinucci, ragioniere dell’azienda - che ci hanno promesso il massimo impegno per consegnarci entro fine anno una delle nuove cave individuate». Promessa che passa dalla volontà della Provincia di stralciare il caso-Donati dal nuovo piano cave (la cui approvazione va ben oltre il dicembre prossimo) e dargli dunque una corsia preferenziale. E dal Comune di Rosignano che poi dovrà approvare una variante al Regolamento urbanistico per permettere di estrarre argilla dai siti del Gozzone o dall’Uccelliera, nella zona di Castelnuovo. Sulla carta ci sono altri due siti buoni secondo la Donati: la cava della Speranza nel comune di Collesalvetti e quella di Staggiano a Gabbro. Su quest’ultima, tra l’altro, pende un vincolo della Soprintendenza su un vecchio rudere. E sulla base di tali promesse istituzionali, la Donati ridurrà l’orario di lavoro di questi lavoratori del 35%. «È un grande sforzo per l’azienda - dice Tinucci - visto che alla mancanza di argilla di qualità c’è anche un fatturato sceso del 40% e le previsioni non sono certo buone. Ma abbiamo deciso di andare avanti, salvaguardando tutti i posti di lavoro, nella speranza di avere entro fine una nuova cava».
L’argilla miocenica. Il futuro della Donati gira intorno a questa parola “miocenica”, che in sostanza significa argilla di qualità. Argilla che rende i mattoni più solidi e più competitivi sul mercato. «Questa argilla - dice Tinucci - si trova ad esempio nel comune di Rosignano. Oggi purtroppo dobbiamo andare avanti con le scorte e con l’argilla di tipo pliocenica. Possiamo reggere così fino al prossimo novembre», poi sarà indispensabile attingere da un nuovo sito per scongiurare il rischio di licenziamenti.
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