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Trielina nei pozzi Ok della Regione al piano di bonifica
Impianti basati su due diversi tipi di tecnologia Resta l’incognita dei soldi: servono circa 4 milioni
MONTESCUDAIO
Via libera al progetto definitivo per la bonifica delle aree inquinate sul Comune di Montescudaio. La Regione ha approvato il documento lo scorso gennaio. La vicenda inizia nel marzo 2004, quando i sindaci di Cecina e Montescudaio firmano l'ordinanza di chiusura di sei pozzi. Sono tutti al confine tra i territorio: tre - e sono pubblici - si trovano nel territorio cecinese, altri tre - privati - sono in quello di Montescudaio.
I primi cittadini parlano della presenza di trielina, tetracloruro e etilene nell'acqua. Si teme per le sorti della falda. Per le possibili cause, Arpat in una relazione (presentata in Comune e datata 2004) ipotizza possano essere rimandate ad alcune attività che negli anni hanno operato nella zona. Si tratta dell'ex lavanderia "La Rapida" e l'ex conceria Massini (sulle responsabilità dell'inquinamento è tutt'ora in corso un processo).Da subito si pensa alla bonifica della zona. Tra l'ottobre del 2005 e il giugno del 2006 sono state effettuate tutte le indagini previste dal Piano di caratterizzazione (i risultati sono stati approvati nel luglio 2006 in conferenza dei servizi). Il progetto preliminare, a carico dell'ufficio tecnico del genio civile di Pistoia, è stato approvato nel febbraio 2007. Il piano prevede la realizzazione di impianti pilota che, allo stato attuale, si trovano nell'area inquinata. Gli impianti per la bonifica sono basati su due tecnologie: Soil vapour extraction (estrazione di vapore) e Pump& treat, pompaggio e trattamento dei gas. Le strutture sono state realizzate dalla ditta Tesaco spa.A seguito dei buoni risultati raggiunti, in conferenza dei servizi, nel giugno scorso, il genio civile di Pistoia ha dato il via libera alla realizzazione del piano definitivo di bonifica.Contro l'inquinamento e i possibili danni - anche economici - nei mesi scorsi è nato il comitato "Trielina no grazie". Il gruppo è composto da persone che abitano in prossimità della zona da bonificare. Il comitato si è formato anche a causa del timore che la Regione (che si è costituita parte civile nel processo e vuole 4 milioni per la bonifica) possa chiedere la somma ai residenti.
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