La Regione risponda che cosa vuole fare della sanità cecinese?
Il Comitato torna alla carica e promette nuove proteste Intanto scatta l’allarme per possibili tagli alla chirurgia
CECINA
A distanza di tre mesi dalla manifestazione che ha portato in piazza a Cecina 4mila persone, insieme ai sindaci di tutto il comprensorio, per l’ospedale non è cambiato niente. Con questa accusa secca il comitato pro ospedale torna alla carica chiedendo un incontro urgente al presidente della Regione Enrico Rossi e all’assessore regionale Daniela Scaramuccia. Per la verità chiede di nuovo un incontro, perché - affermano i suoi portavoce - l’abbiamo già sollecitato, ma non abbiamo ottenuto risposta. Nè dalla Regione, nè dall’Asl.
Ieri mattina, nella sala parrocchiale, il comitato si è riunito al gran completo, con il gruppo delle donne che seguono i banchetti (davanti al presidio ospedaliero, quelli itineranti e ora davanti alla sede del Comune) e i portavoce più attivi, da Alessandro Tinti ad Alessandro Lucibello Piani, ad Andrea Bugliesi. Mancava solo don Reno, assente giustificato perché rientrerà dalla missione in Brasile il 22 febbraio.
Intensità di cure. Per il Comitato la riorganizzazione per intensità di cure è un flop totale. «Prima si doveva rafforzare il sistema di servizi sul territorio - dicono - con adeguate strutture a complemento dell’ospedale. Invece si sono riuniti i reparti, con strategie da prestigiatore, mettendo insieme ortopedia con chirurgia e ostetricia, mentre urologia è scomparsa e qualche letto di sub-intensiva è andato a finire in medicina. E intanto mancano gli infermieri, perché l’Asl non assume. Mentre gli intoccabili, vedi la Società della salute, che pure è stata bocciata dalla relazione dell’Istituto Sant’Anna».
L’ospedale è valido. Il Comitato spezza una lancia verso il personale sanitario, medico e paramedico. «Non dobbiamo fare il gioco dell’Asl e della Regione - accusano - l’ospedale è valido, i servizi sono buoni, grazie alla professionalità dei medici e degli infermieri, che riescono a lavorare al meglio anche in condizioni di grave disagio. Il problema è che nelle direttive del piano sanitario regionale, attuate dall’azienda livornese, si persegue la politica del carciofo, si taglia pezzo per pezzo, e il disfattismo fa il loro gioco».
Misure pratiche. Così il Comitato chiede intanto misure pratiche, per salvare il salvabile. A partire dal trasferimento della medicina al solito piano della cardiologia, «affinché l’integrazione sia migliore. Su uno stesso piano si possono eliminare i palmari, quindi risparmiare, utilizzando il monitoraggio esistente. Basta trasferire al secondo piano gli uffici amministrativi. Un accorgimento semplice e a costo zero, che può migliorare la qualità della cura e la sicurezza dei degenti, che avrebbero a disposizione i letti di intensiva e subintensiva in una unica corsia».
Allarme chirurgia. Oltre ai tagli già annunciati, come il centro trasfusionale, e ai disagi del Cup e delle liste d’attesa, arriva ora un altro Sos, detto a mezza bocca. Il timore è che nei prossimi due anni si proceda anche ad un ridimensionamento della chirurgia.
I sindaci parlino chiaro. L’altra richiesta del Comitato è di vedere , nero su bianco, il documento dei sindaci della Bassa Val di Cecina, che hanno bocciato la sua conferma da parte della Regione alla guida dell’Asl. «Vogliamo vederci chiaro - dicono - visto che la Calamai sostiene di avere il pieno consenso di tutti i primi cittadini. E vogliamo anche capire perché l’Elba ha cambiato idea sulla direttrice dell’Asl».
Nuove proteste. Intanto il Comitato prepara nuove forme di protesta. «Saranno eclatanti», annuncia. «Visto che Rossi ha ignorato le 20mila firme che abbiamo raccolto a sostegno della sanità cecinese».(m.m.)
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