Il Tirreno

Ambiente: i veleni in fondo al mare

Approvato il piano di recupero ma è caos sui bidoni tossici

Alessandro De Gregorio
Approvato il piano di recupero ma è caos sui bidoni tossici

La Grimaldi conferma che «l’operazione è in starting progress» e nega la presenza di cobalto Arpat: è vero, c’è stata confusione da parte della Isab, ma noi cerchiamo tutte le sostanze

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CECINA Il piano di recupero è stato approvato e «l’operazione è in starting progress» scrive la Grimaldi. Ma questa vicenda dei bidoni non è proprio nata sotto la stella della chiarezza. Dopo i noti ritardi nella diffusione della notizia (solo undici giorni dopo abbiamo appreso, per caso, che al largo di Gorgona un cargo aveva perso due semirimorchi carichi di bidoni contenenti sostanze tossiche), le informazioni continuano a essere fornite non solo con il contagocce ma anche in modo contraddittorio.

Ultimo esempio: ora i catalizzatori Co/Mo, quelle 34 tonnellate di sostanze finite in fondo al mare, non sarebbero costituiti da cobalto e molibdeno ma da nichel e molibdeno. Lo fa sapere la Grimaldi, la compagnia proprietaria del cargo Venezia che la notte del 17 dicembre si trovò a lottare contro la tempesta e ad evitare pure una collisione con un altro ro-ro. Grimaldi sostiene che «il cobalto non è mai stato presente nei catalizzatori di cui trattasi». Peccato che se ne sia parlato per circa un mese senza smentita da parte di nessuno, anzi con lo stesso portavoce della Isab di Priolo Gargallo (la raffineria siracusana che aveva spedito quei catalizzatori in Lussemburgo per farli ricaricare) che si profuse nella spiegazione tecnica di quei catalizzatori a base di cobalto, molibdeno e con una base di allumina, utilizzati per la raffinazione del petrolio greggio, in particolare per l'eliminazione delle impurità di zolfo.

Poi cosa è successo? Lo spiegano all'Arpat: all'inizio la Isab aveva parlato di cobalto, oltre che di molibdeno, poi però sono stati analizzati alcuni dei 26 fusti rimasti a bordo del Venezia e sbarcati a Genova. Contenevano nichel. Allora (sempre fonte Arpat) la Isab si è corretta, parlando di carico misto (sia lto-molibdeno chnichel-molibdeno). Infine la stessa Isab ha escluso il cobalto. Anche Grimaldi conferma che «la prima informazione era errata». Arpat rassicura che verranno comunque cercate anche le altre sostanze: cobalto, antimonio, vanadio. Noi non possiamo sapere cosa ci sia in quei fusti né come siano andate le cose.

Possiamo solo constatare queste incongruenze, che magari verranno chiarite dalle inchieste (quella della capitaneria di Genova e quella penale della procura di Livorno). Sulle segnalazioni della capitaneria inviate a sindaci, prefetti e compagnia venivano indicate sostanze precise (catalizzatori Co/Mo) con le relative specifiche per il trasporto di sostanze pericolose. Bisogna vedere chi e perché ha sbagliato a compilare le schede nella catena Isab-Grimaldi-chimico del porto di Catania, dove era salpato il cargo. A complicare le cose in questi giorni c'è poi l'emergenza della Costa Concordia. Arpat comunque dà una buona notizia: il battello Poseidon, impiegato anche nelle acque del Giglio, ha ripreso il monitoraggio al largo della Gorgona dove si tratterrà per due settimane.

E intanto si attendono le analisi eseguite dal dipartimento provinciale della stessa agenzia, che la scorsa settimana ha acquisito due campioni della sostanza chimica contenuta nei fusti sequestrati a Genova. Come dicevamo, il contenuto di questi fusti è ora indicato come base di silicato di alluminio, nichel e molibdeno. «Per verificare l'esatta natura delle sostanze trasportate e la sua solubilità in acqua di mare - si legge sul sito di Arpat - gli eventuali elementi rilasciati e la potenziale tossicità per l'ambiente, la sostanza è stata sottoposta a test di cessione in acqua di mare e a successive analisi, prima presso il laboratorio del dipartimento Arpat di Livorno e, successivamente, presso il laboratorio del dipartimento di Pisa. Tali analisi sono state effettuate alla presenza del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dell' Agenzia, a garanzia del rispetto dei requisiti e delle procedure di sicurezza per gli operatori coinvolti, considerata la natura autoriscaldante della sostanza che ne può causare il riscaldamento e l'accensione in presenza di ossigeno ovvero l'emissione di vapori tossico cancerogeni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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