Il Tirreno

Caso Bellagotti, sentenza a fine febbraio

Francesco Bellagotti, la vittima
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Francesco Bellagotti, la vittima

Udienza speciale per l'operaio schiacciato da una benna

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 ROSIGNANO. A fine febbraio è attesa la sentenza per la morte di Francesco Bellagotti, l'operaio ed ex capitano del Castiglioncello calcio schiacciato dalla pala di un'escavatrice alla Solvay, nel piazzale di stoccaggio del calcare gestito dalla ditta Galletti.  Stop e rinvio. Ieri mattina in tribunale a Cecina era in programma l'escussione dei testimoni e consulenti della difesa ma l'udienza è stata subito sospesa e rinviata su accordo tra le parti. Motivo: il giudice Elsa Iadaresta presto verrà trasferita (a Pisa) e non potrà emettere sentenza, già precedentemente fissata per il primo febbraio. Così, se la Iadaresta avesse chiuso l'istruttoria ieri, il nuovo giudice avrebbe ereditato un processo già «bloccato» e sarebbe quindi stato costretto a condannare o assolvere senza neanche la possibilità di fare domande e chiedere chiarimenti, insomma senza poter gestire neanche la parte finale del dibattimento.  Udienza speciale. Così è stato rimandato tutto al 29 febbraio. Sarà un'udienza dedicata, che dovrebbe concludersi con la discussione finale e la sentenza.  Fatti e protagonisti. Bellagotti morì il 14 novembre 2008, all'età di 32 anni. Gli imputati sono Giulio Galletti (titolare dell'azienda) e Roberto Ferri (capocantiere), accusati di omicidio colposo in concorso.  Parti civili Benedetto Galici, l'altro autista coinvolto nell'infortunio (tutelato dall'avvocato Nicola Porro), le sorelle e il padre di Bellagotti (Erika Specos, Roberta e Adalberto Bellagotti, rappresentati dall'avvocato Federico Pazzaglia). Gli imputati sono difesi dagli avvocati Salvatore Salidu, Alberto Uccelli e Alessandra Benvenuti. All'udienza precedente avevano deposto autisti della Galletti, la prima poliziotta giunta sul luogo dell'infortunio e il medico legale incaricato di una perizia sulla gamba di Galici. A.d.G.

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