Il Tirreno

Stellina del calcio muore a 14 anni per una malattia

Mario Moscadelli e Alessandro Bientinesi
Due immagini di Matteo Bianchi
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Due immagini di Matteo Bianchi

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 ROSIGNANO. La città è in lutto per la morte di Matteo Bianchi, ragazzino di 14 anni stroncato da una tremenda malattia. Residente a Rosignano Solvay, Matteo era conosciuto soprattutto per la sua passione per il pallone e per il suo talento calcistico, tanto da finire nel mirino del Milan. E con il club rossonero, di cui tra l'altro era grande tifoso, ha svolto più di uno stage. Matteo si è spento l'altra notte nell'abitazione di via Cairoli: combatteva da oltre un anno con la malattia, che non gli ha impedito comunque di sostenere e di superare gli esami di terza media alle Fattori.  

La malattia ha iniziato a fare capolino nell'estate del 2010. Un momento delicato per Matteo, che ha visto infrangersi il sogno di diventare calciatore. Ma nonostante la delusione ha continuato a lottare. A studiare e a sorridere. Fino all'altra notte.  La notizia della sua scomparsa ha fatto in fretta il giro della città e non solo: alle medie Fattori, ma soprattutto nell'ambiente calcistico del Rosignano, dove Matteo si era fatto apprezzare, tanto da finire nel mirino del Milan. E per cinque volte è stato ad allenarsi al centro sportivo Vismara, la casa della giovanili del Milan. Addirittura con la società rossonera c'era un accordo: al compimento del quattordicesimo anno di età, Matteo sarebbe andato a Milano per iniziare la sua avventura nel club rossonera. Per lui, tifoso milanista, la realizzazione di un sogno. Ma il 23 febbraio scorso, la data del suo quattordicesimo compleanno, Matteo stava lottando con grande coraggio con la malattia, che ha spezzato il suo sogno più grande.  Un sogno che era iniziato quando, a soli 5 anni, Matteo Bianchi aveva iniziato a giocare nella scuola calcio del Rosignano Sei Rose.

Tutta la trafila nelle giovanili biancoblù fino agli Esordienti, doti fisiche e tecniche sopra la media. Tanto che il Milan, dopo quasi 80 reti con la maglia biancoblù (da centrocampista centrale) mette gli occhi su di lui. Iniziano gli allenamenti al centro Vismara e con lui c'è, oltre alla famiglia, Giovanni Ferretti. «Ricordo che quando proponevamo qualche nuovo esercizio agli allenamenti Matteo rispondeva sempre con grande entusiasmo - spiega il responsabile della scuola calcio biancoblù - il suo sorriso era la prima risposta che noi allenatore gli leggevamo sul volto.

E con quel sorriso contagiava tutti i compagni, anche in quel senso era un trascinatore». Trascinava e faceva giocare bene la squadra. Al centro Vismara, nella stagione 2008/2009, Matteo andò con Giovanni Bini, l'ultimo, insieme a mister Simoni, ad averlo allenato. «L'allievo ha buone abilità motorie e ottime qualità fisiche. Dotato di ottima tecnica, possiede grande personalità e temperamento». Questa la scheda che proprio Bini consegnò ai tecnici rossoneri in quell'occasione. «Il Milan lo stava già seguendo da tempo e con Ferretti e i genitori era già stato spesso a Milano - spiega Bini - la società lo voleva seguire costantemente. Matteo aveva grandi qualità, ma soprattutto era un ragazzo tranquillo e molto educato».

Nell'agosto del 2010 la società biancoblù decide di inserirlo nella rosa dei giovanissimi regionali di mister Bitossi, tutti ragazzi di un anno più grandi di lui. Matteo riesce a fare due allenamenti. Poi a fine agosto i primi sintomi della malattia che non gli hanno più permesso di scendere in campo. Matteo, nonostante la lontananza dal campo, si sentiva parte integrante di quel gruppo classe 1997, tanto che anche domenica scorsa aveva voluto notizie della squadra. Squadra reduce da un netto 5-0 al Pelli Santacroce, con un gol messo a segno proprio dal suo migliore amico, Federico Simoncini.  Matteo lascia la mamma Alessandra Raigi e il babbo Alberto Bianchi, dipendente dell'Etruria Nord.

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