Il Tirreno

«Che emozione sentire la voce di mia madre»

Chiara Castaldi
Maria Chiara Lobbe, meglio conosciuta con il nome di Rita
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Maria Chiara Lobbe, meglio conosciuta con il nome di Rita

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 ROSIGNANO. Una ricerca viscerale, un richiamo profondo, quello fra Maria Chiara e sua mamma, che si sono ritrovate dopo 48 anni da quel giorno del 1963 quando le loro vite si sono separate in un istituto per la protezione dell'infanzia di Milano. Emozioni così dilaganti che Chiara - o meglio Rita Lobbe, come tutti la conoscono a Rosignano, dove fa l'educatrice in un asilo nido - non ha saputo contenere e così ha iniziato a scrivere. E quelle emozioni sono diventate un libro, "Il cassetto del mio cuore", che sarà presentato sabato prossimo alle 16 nella sala parrocchiale di Santa Teresa e il 16 dicembre alle 17,15 a Villa Celestina. In entrambe le occasioni oltre all'autrice, interverranno Carlo Rotelli e la psicoterapeuta Anna Mastromarino.  Quando ha iniziato a cercare la sua mamma biologica?  «Il vero impulso di cercarla mi è venuto solo quando ero incinta del mio primo figlio. Una gravidanza difficile, che fortunatamente si risolse positivamente. Allora mi dissi "ma come è possibile che io sono qui a lottare con tutta me stessa per salvare il figlio che ho in grembo e mia madre mi ha abbandonato?"».  E cosa fece?  «Non me la sentii di fare nessuna mossa concreta, sia per non ferire i miei genitori adottivi, che allora erano ancora vivi e con i quali ho sempre avuto grande rapporto affettivo, sia perché non mi sentivo completamente pronta».  Quando iniziò la ricerca attiva?  «Tre anni fa, tramite un avvocato, feci istanza all'istituto dove restai nei primi mesi di vita. Mi dettero solo informazioni sulla mia permanenza lì, ma sui dati anagrafici dei miei genitori trovai un muro».  A quel punto cosa fece?  «Ho continuato a sperare e pregare. Sono molto credente e mi sono affidata alla volontà divina».  E poi cosa è successo?  «La scorsa primavera ho ricevuto una telefonata. Dall'alto capo della cornetta una persona mi diceva che era in grado di fornirmi le informazioni che stavo cercando. A giugno sono riuscita ad avere un primo contatto telefonico con mia madre».  E cosa vi siete dette?  «È stata un'emozione grandissima. Lei mi ha detto "Maria Chiara sono io..." e poi tutte e due siamo scoppiate in un pianto liberatorio». E poi vi siete incontrate?  «La prima volta che ci siamo viste c'è stato uno scambio di sguardi intenso, come un innamoramento».  E come è andata?  «Mi ha raccontato che lei non voleva abbandonarmi, ma allora una ragazza-madre era uno scandalo; che è rimasta in istituto per un periodo per accudirmi; che dopo qualche mese tornò a prendermi, ma io non c'ero già più».  Cosa si sentirebbe di dire a persone che come lei hanno il desiderio di conoscere i genitori biologici?  «Cercare le proprie origini è un sentimento forte e legittimo, ma quando si intraprende questo percorso si deve essere pronti a tutto, consapevoli che si possono trovare situazioni anche drammatiche. Per questo occorre fare un lavoro psicologico su se stessi».

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