Il nonno Tripoli e la corsa del 1929 «Quanta fatica...»
Paolo Marsili
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Tripoli Giannini (99 anni) 3 MINUTI DI LETTURA
CECINA. Tripoli Giannini è conosciutissimo in città; affabile e gioviale, gli piace stare con la gente "sennò in casa mi annoio" dice, allora ancor oggi parte dalla sua casa in via Trieste e "vado a fare la passeggiatina, non più da solo però, ho la badante, oppure vado al bar con gli amici". Militare nei bersaglieri, campagna in Albania. Il negozio di verdura "sul Prato" (piazza Carducci). Ha 99 anni, li ha "suonati" il 20 agosto scorso; gli piace chiacchierare, raccontare, fare le battute, si è subito amici. Di Tripoli è nota la passione per il calcio, è tifoso sfegatato del Cecina dove "sono stato dieci anni nel consiglio, però - stigmatizza lui - mi sono interessato anche delle altre società, sono sempre stato nell'ambiente dello sport". Ma forse pochi sapranno che Tripoli ha corso la prima Targa, la storica edizione nel 1929. E ne ha tante da raccontare.... Come è nata? «Un giorno Pasqualino Diversi arriva al bar di ritorno dall'Elba, lui era più grande di alcuni anni e andava spesso là, mi sembra per lavoro, e siccome ci vedeva una corsa di grande successo, disse che voleva farne una qua. Così cominciò a organizzarla con il contributo dei rioni, che erano una quindicina. Allora tra giovani ci si conosceva un po' tutti, l'idea piacque, e si fece questa corsa». Dove si svolgeva? «Partiva da vove è ora il commissariato; eravamo tanti tanti, saremo stati una novantina delle diverse età, perlopiù giovani. Le strade non erano proprio quelle di oggi, o non si chiamavano uguale, comunque: poi facemmo la via Aurelia e prendemmo il viale Marconi fino in cima, in giù dalla via del vecchio ospedale (via Marrucci) e attraversata l'Aurelia in via Pascoli, la strada della Stazione fino in fondo al Palazzaccio, di nuovo l'Aurelia tornando al commissariato. Si cominciò il secondo giro, però dopo il viale Marconi invece di prendere la via del vecchio ospedale si andò a prendere la via che portava nella piazza al Ponte (XX Settembre). Da lì il percorso era poi come prima". E sorridendo Tripoli aggiunge: "Non era mica uno scherzo... erano 5.200 metri; furono pochi quelli che la finirono, i più vomitarono perchè avevano mangiato come al solito, era domenica e la corsa partì alle 17, c'era un gran sole". (Era il 22 settembre del 1929). Vinse Azeglio Bonsignori del Ponte, 2º Bruno Gasperini di Marina, 3º Athos Bernardini del Ponte, 4º Emo Papi del Palazzaccio, e 5º Tripoli Giannini del Campaciocchi... «No davvero, io sono arrivato 4º, giunsi prima del Papi. E pensare che io non dovevo correre, i miei genitori non volevano, ero troppo magro". Sorride. "Eppure mi allenavo lo stesso, soprattutto di notte, con quelli del Campaciocchi e del Prato che erano tra loro amici, quassù alla Ladronaia. L'Enel disse che se si vinceva, illuminava tutto il Prato. Il sabato i miei genitori partirono per le terme a Montecatini, e così io partecipai alla corsa". Che andò bene, dunque. «Con Bonsignori ci fu poco da fare, era il più allenato, giocava al pallone, e poi si era fatto delle babbucce chiodate da semenze per correre meglio sulle strade, che non erano quelle di oggi. C'eravamo avvantaggiati noi cinque, dietro venivano pochi altri, e quasi da ultimo pure io avevo il mal di stomaco ma con tanta volontà arrivai al traguardo. Quanta gente c'era a vederci! Erano pure venuti dalle zone qua intorno, in bicicletta". Ricordi altri nomi? «Mah, m'è difficile, anche perchè sono tutti morti. Vediamo... Cardellino delle Casine, il Monti detto bistecchino, Fabbri Leo, Papi Guido rinunciò da ultimo a partire; ora non me ne viene in mente altri". Verresti domenica a dare la partenza alla corsa? «Mi piacerebbe. L'ho già fatto qualche anno fa, ma poi loro non mi hanno più chiamato». E del cecina calcio che pensi «Una vergogna che sia in Terza categoria. Però io vado lo stesso a vederlo».
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