Disperati ma inutili soccorsi per tirarli fuori dall'acqua
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I soccorritori alla foce del Cecina 2 MINUTI DI LETTURA
CECINA. Era la notte del 16 luglio 1986. Una notte fredda, malgrado fosse piena estate. Per questo quasi tutti i clienti del bar del porticciolo erano rimasti all'interno del locale. Là fuori c'erano soltanto due persone: Antonello Serafini e Pierino Biancani. E una Renault 5, che stava parcheggiando. In quella macchina c'erano Massimo Marsili, che guidava, Alessandro Botti, le sorelle Astrid ed Ester Frontera. Dopo una serata trascorsa a casa delle ragazze, i quattro avevano deciso di andare a mangiare un gelato. Erano le 23 circa. L'auto, come confermarono i due testimoni fuori dal bar, si avvicinò a velocità lentissima al cordolo di protezione, precipitò nelle acque della foce del Cecina. La corrente era profonda, le acque profonde sei metri. Per i quattro giovani non ci fu scampo. Morirono annegati. Serafini, uno dei due testimoni, si tuffò ma ormai l'auto era sparita. Insieme a Biancani, a bordo di una barca, i due tentarono una nuova immersione. Niente. Intervennero anche i sommozzatori dei vigili del fuoco. Ancora non si sapeva quante vittime ci fossero a bordo. Si scoprì fuori quando una gru dei vigili dei fuoco tirò fuori la Renault dalle acque e la depositò sull'asfalto. Il parabrezza anteriore era incrinato. I ragazzi avevano tentato di infrangerlo, invano. La tragedia scosse tutta la città, che partecipò in massa ai funerali. Il Comune proclamò il lutto cittadino.
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