Il Tirreno

L'ex primario. Hanno smantellato l'Utic e i sindaci non fanno niente

Ferruccio Chiesa
L'ex primario. Hanno smantellato l'Utic e i sindaci non fanno niente

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Quando presi servizio presso l'ospedale di Cecina, nell'ormai lontano 1968, la struttura si presentava in situazione a dir poco drammatica. Era in funzione soltanto un reparto chirurgico con pochi letti di pertinenza medica ed imperava un vero e proprio caos amministrativo e gestionale.  Fu necessario un lungo periodo di assestamento e ristrutturazione, dapprima nella vecchia sede, poi, nonostante il parere contrario di "illuminati" politici, nella attuale adeguata struttura architettonica. L'ospedale di Cecina, con tutti i suoi reparti di degenza, con ottimi presidi di laboratorio e diagnosi radiologica raggiunse una condizione di funzionalità ed efficienza che lo qualificarono tra le prime strutture zonali sanitarie pubbliche della Toscana.  Ma quello che funziona, si sa bene, non ha spazio in questa degenerata nazione. L'accorpamento con la Asl e con l'ospedale di Livorno, il deleterio periodo "scuro" della direzione Scura e l'iniziale taglieggiamento di varie componenti operative hanno recentemente trovato con l'attuale direzione Calamai un epilogo rapido e drammatico, con drastica chiusura di reparti, riduzione di personale, perdita di quella autonomia e sicurezza gestionale che solo può derivare dalla presenza in loco di molteplici e coordinate strutture sanitarie. Una disgregazione anche morale e soggettiva, che si avverte, dolorosamente, in tutto il personale sanitario del nosocomio, privato totalmente di ogni entusiastica possibilità evolutiva. È in atto una corsa al pensionamento precoce. Ma è evidente che gli orientamenti politico amministrativi vanno oltre il bene pubblico e l'attuale situazione di crisi economica viene gestita riducendo, come al solito, i finanziamenti alle strutture essenziali (sanità, scuola, ricerca) mentre si sprecano giornalmente miliardi di euro in inutili interventi militari all'estero e dispensando sfacciate retribuzioni a inetti politicanti ed ossequienti direttori dei vari istituti statali e parastatali.  Per ritornare alle vicende cecinesi, dopo una incredibile e lunga lotta contro deplorevoli ed ottusi politici locali, fermamente e puntigliosamente contrari alla sua nascita, riuscii ad inaugurare una efficientissima unità coronarica e, da quel giorno, Cecina e dintorni videro drasticamente ridotto il tragico tributo di morti per infarto miocardico che fino a quel momento avevano indicato questa zona come la più colpita dell'intera Toscana. Quando in epoca Scura emerse un primo tentativo di chiudere l'Utic, mi feci paladino quasi di una sommossa popolare in virtù della quale i fiancheggiatori politici del direttore si videro costretti a soprassedere dal loro insensato proposito.  Oggi quella struttura, insieme alle molte altre sacrificate (anche per sanare malefatte amministrative altrui), è stata smantellata nullificando di fatto un patrimonio di conoscenze e qualifiche che nel tempo medici ed infermieri avevano ampiamente acquisito.  La completa disgregazione dell'ospedale di Cecina è avvenuta e sta avvenendo sotto la incomprensibile indifferenza sia della popolazione, sia dei sindaci locali.  Il trasferimento a Livorno di pazienti infartuati, con i gravissimi rischi di un ritardato ingresso in Utic, trova forzata giustificazione, presso i dirigenti della Usl, nella necessità di una eventuale angioplastica primaria da effettuarsi in corso di coronarografia. In effetti tale importante presidio diagnostico-terapeutico è oggi possibile, nel contesto della nostra Usl, solo a Livorno. Obbligando pazienti critici ad un viaggio assai pericoloso. La chiusura dell'Utic cecinese porterà dunque con assoluta certezza non tanto a semplici disagi per pazienti e familiari, quanto a incremento di decessi oa più pesanti reliquati cardiologici postinfartuali: fatti che, a quanto mi si dice, si stanno già verificando, e segnano un incredibile ritorno alla deprecata situazione degli anni '60. È pur vero che in questi giorni c'è stato chi, memore di vecchie battaglie, è venuto a sollecitare la mia azione in ambito di movimenti politici o comitati cittadini pro Utic. Ho risposto che, pur nella amarezza profonda suscitata dal vedere nullificato quanto avevo contribuito a far nascere in ambito cardiologico, non ritengo opportuna e determinante una mia presa di posizione attiva nei confronti di un potere politico - amministrativo che sembra ormai liberamente orientato verso prevaricazioni e realizzazioni autonome, violente e impopolari. La lotta, che mi auguro debba e possa essere fatta, compete non a me, ormai fuori per età dal sistema sanitario nazionale, ma a chi possiede le armi adeguate a sostenerla. Non posso che appellarmi ai troppo "distratti" sindaci di zona, limitando definitivamente, con questa lettera, la mia personale partecipazione alla triste vicenda.

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di Redazione web