Il Tirreno

Sciopero della fame «Così difenderò la nostra dignità»

Paolo Francini qui durante una manifestazione
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Paolo Francini qui durante una manifestazione

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CASTAGNETO. Chi conosce Paolo Francini sa che non è nuovo a proteste del genere. Da anni impegnato in battaglie per l'occupazione, per i diritti degli stranieri, per la promozione di una cultura di pace, ha sempre fatto della piazza il luogo dove concentrare rabbia, slogan e proposte. Ora il 49enne operaio di Donoratico - un curriculum politico di consigliere prima (1990), di assessore al sociale poi (1999 - 2008), di nuovo di consigliere per la Sinistra di Castagneto oggi - torna a far sentire la sua voce. Stavolta con una protesta eclatante, in difesa dei 3000 posti di lavoro a rischio della Lucchini. Dalla mezzanotte di ieri, infatti, Francini ha iniziato uno sciopero della fame (ingerirà soltanto liquidi) unendosi a quanto già intrapreso dal coordinatore delle rsu aziendali, il piombinese Mirko Lami. «E' il momento - spiega Francini - in cui ognuno è chiamato a fare il massimo, a partire da chi (con un ruolo o l'altro) fa parte delle istituzioni. Per questo, come capogruppo consiliare della Sinistra per Castagneto" (oltre che come dipendente Lucchini) sento il dovere di unire la mia protesta a quella già iniziata da Mirko Lami, coordinatore rsu della Lucchini Siderurgica di Piombino. Di fronte all'assurdità e all'avidità di chi detiene il potere politico ed economico, noi possiamo che contrapporre solo la nostra determinazione e la nostra dignità: lo faremo ora e fino a che sarà necessario». I lavoratori della Lucchini Siderurgica di Piombino, come sappiamo, nonostante il tavolo sindacale aperto e la vertenza avviata a Roma in una fase delicatissima per il futuro della siderurgia nazionale, stanno vivendo ore drammatiche: siamo oramai ad un passo dalla chiusura della fabbrica. «Se succederà - spiega l'esponente della Sinistra per Castagneto - più di tremila persone avranno davanti solo lo spettro della disoccupazione e un intero territorio (compreso Castagneto) subirà conseguenze sociali senza eguali».  Francini conosce bene la realtà della fabbrica. «E' dal 1980 - ricorda che sono un operaio delle acciaierie di Piombino, poi divenute Lucchini Siderurgica, dopo la svendita dell'Iri ai privati. Di momenti critici e di lotte, a Piombino ne abbiamo vissute molte, a partire dai 40 giorni di sciopero del 1992. Mai come adesso, però, è stato a rischio il futuro dello stabilimento e con esso, quello di migliaia di famiglie che si potrebbero trovare improvvisamente senza reddito e senza prospettive». E aggiunge: «Lo stabilimento Lucchini di Piombino deve essere salvato. Occorre, con il coinvolgimento del governo, che sia costruito un piano industriale serio che permetta la salvezza dello stabilimento senza regalarla a qualche imprenditore capace di fare profitti solo riducendo salari e diritti dei lavoratori. E' il momento in cui ognuno è chiamato a fare il massimo».

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