Il Tirreno

Don Elio, 50 anni di sacerdozio tra due epoche

Lorenzo Mancini
Don Elio Pruneti, parroco di Marina, sacerdote da 50 anni
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Don Elio Pruneti, parroco di Marina, sacerdote da 50 anni

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 CECINA. A Marina sono in corso i festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale di don Elio Pruneti, parroco di quella comunità dal 1987. Ne abbiamo approfittato intervistando il sacerdote partendo dalla sua esperienza a Cecina.  Cinquant'anni di sacerdozio sono tanti, e i suoi sono stati vissuti a cavallo di due epoche culturalmente differenti. Come pensa che sia cambiato il modo di fare il sacerdote, come è cambiato il rapporto con le persone dagli anni Sessanta a oggi? E' una missione diversa o sostanzialmente i costumi si ripetono?  «Sì, sono tanti anni e segnati da un cambio di cultura marcatamente ideologica a una cultura di economia di mercato; da una concezione collettivistica a una concezione individualistica. Fare il sacerdote comporta la capacità di leggere i segni dei tempi testimoniando i valori di Cristo che divinizzano sempre quelli umani. In quella testimonianza si decide il rapporto del sacerdote con le persone e si qualifica la sua missione».  Su 50 anni di sacerdozio, 48 li ha trascorsi a Cecina. Come ha vissuto la sua esperienza sacerdotale in questa città, quali sono le luci e le ombre che hai potuto riscontrare in questa realtà cittadina?  «Luci e ombre si trovano in ogni realtà di ogni tempo. Cecina riflette i problemi di qualsiasi altra città per effetto di quella globalizzazione vissuta più in negativo che in positivo».  48 anni a Cecina di cui 24 al Duomo e 24 a Marina. Quali sono le differenze di queste due realtà, e quali gli aspetti positivi e negativi li accomunano?  «Un tempo i cecinesi ritenevano i marinesi gente di serie B, senza considerare che l'economia cecinese ha sempre ricevuto un maggiore impulso da Cecina Mare per le sue risorse ambientali e le sue strutture alberghiere».  A Cecina è ricordato come il prete professore perché è stato uno dei primi a entrare nell'ambito scolastico statale non insegnando religione. È stato difficile conciliare queste due realtà?  «A parte qualche caso di rifiuto per motivi strettamente ideologici non ho incontrato alcuna difficoltà nello svolgimento del mio ruolo di docente di filosofia, pedagogia e psicologia. Nel rispetto reciproco si supera ogni pregiudizio.  Passiamo alla sua figura di sacerdote nella chiesa. Come si è rapportato in questi 50 anni con l'ambiente ecclesiastico, con le sue posizioni, con i suoi cambiamenti come il concilio, e con le sue mutazioni?  «Ho sempre giocato a carte scoperte con tutti. Ora sono stato capito, ora meno».  La chiesa sta attraversando un momento difficile soprattutto dal punto di vista del ministero sacerdotale. Cosa ne pensa a proposito di temi quali come celibato e pedofilia?  «Non mi spaventano i momenti difficili, li attraversano tutte le istituzioni. Problemi impegnativi e scottanti si possono risolvere con la sintesi della giustizia e della carità. Quello del celibato è un problema affrontabile più facilmente».

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