Più di 400 studenti all'incontro su Peppino Impastato
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Benedetti e Giovanni Impastato scoprono la targa dedicata a Peppino 2 MINUTI DI LETTURA
CECINA. Più di 400 studenti, in un clima emozionante e di grande partecipazione, hanno riempito la sala del liceo Fermi, in via Napoli, per l'ultimo degli incontri sulla legalità organizzati dal Comune di Cecina e dalla Consulta giovanile. L'appuntamento di lunedì sera era dedicato a Peppino Impastato, il giornalista e scrittore siciliano ucciso dalla mafia nel '78, quando aveva appena trent'anni. Protagonista dell'incontro il fratello Giovanni, che è diventato testimone della storia e della lotta politica sostenuta da Peppino. E sulla sua vicenda umana ha scritto un libro dal titolo emblematico: «Resistere a Mafiopoli», edizione Stampa alternativa, con il giornalista Franco Vassia. La storia del giovane di Cinisi è diventata di patrimonio pubblico con il film «I cento passi», firmato da Marco Tullio Giordana e uscito nel 2000, lo stesso anno in cui la Commissione parlamentare antimafia ha approvato la relazione sulle responsabilità delle istituzioni nel depistaggio avvenuto durante le prime indagini. L'anno successivo la sentenza di condanna della Corte d'assise al killer di Peppino. E finalmente nel 2002 al boss Tano Badalamenti viene comminato l'ergastolo perché riconosciuto mandante dell'omicidio. Sulle note dei Modena City Ramblers, colonna sonora del film di Giordana, i ragazzi hanno ritmato e applaudito alcune scene, mentre scorreva la storia dell'inventore di Radio Aut, il giovane che sfidò il padre ribellandosi alla tradizione mafiosa della famiglia d'origine. Nell'incontro di lunedì, dopo l'introduzione di Benedetto Randazzo, amico di Peppino (ha collaborato con lui alla radio) e attualmente in forza al Corpo forestale di Pomarance - è stato lui a preparare l'iniziativa con gli studenti -, Giovanni si è raccontato attraverso le domande della giornalista Maria Meini, del Tirreno. Giovanni ha sottolineato l'importanza del coinvolgimento delle scuole e dei giovani per la creazione di una cultura della legalità, che faccia argine alla devianza mafiosa. Ma ha anche messo in guardia da certi atteggiamenti che indeboliscono il tessuto sociale, a partire dal lavoro nero. Una piaga presente anche in Toscana - proprio in questi giorni la Fondazione Caponnetto ha reso noto numeri allarmanti - insieme all'usura.
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