Meno ore, più alunni e al Polo-Cattaneo l'assemblea si paga
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Alcune alunne del Fermi ieri in consiglio comunale4 MINUTI DI LETTURA
CECINA. 4888 studenti, 616 tra insegnanti, amministrativi e collaboratori, 19 strutture la cui manutenzione è a carico del Comune (15 edifici) e della Provincia (4 stabili). Un impressionante numero di studenti (1400 solo per le superiori) che arrivano da fuori città, per lo più da Rosignano, Castagneto dai comuni collinari pisani, ma perfino dall'alta Val di Cecina e dalla Val di Cornia. Il liceo Fermi e l'Isis M. Polo-Cattaneo, anche grazie all'attivazione di nuovi indirizzi di studio, conservano - anzi incrementano - il loro appeal ed il polo cecinese si rivela una delle più importanti realtà scolastiche della provincia, e non solo.
Numeri eloquenti che, se da un lato testimoniano la buona qualità dell'offerta scolastica cecinese, dall'altra accrescono le responsabilità di docenti ma soprattutto dei capi d'istituto. Lo dice chiaramente Grazia Rocchi, preside del Fermi, durante la seduta del consiglio comunale aperto. «Si assiste ad una diminuzione del tempo-scuola mentre si impone l'aumento del numero di alunni per classe. Il risultato è che ci troveremo costretti a malincuore, per il prossimo anno scolastico, a non prendere ulteriori iscrizioni». In sostanza, se il limite minimo per classe è di 27 alunni, qualcuno dei «ritardatari» rischia seramente di restare alla finestra.
L'offerta che cresce. Sia al Fermi che al Polo-Cattaneo l'offerta si amplia: 5 indirizzi al Fermi, con «una crescita nel linguistico nelle scienze umane», sottolinea la prof. Rocchi. 7 indirizzi al Polo-Cattaneo con la novità - ricordata dal preside, prof. Di Pietro - del liceo grafico, con la speranza che «si trovino tre aule per garantire le attività», richiesta che l'istituto ha già avanzato al Comune e formalizzerà alla Provincia. Proprio Di Pietro ha evidenziato, nel suo intervento, come l'istituto abbia arricchito la propria offerta, negli anni, col ritorno dell'indirizzo agrario e si sia consolidato come punto di riferimento. Il futuro? Difficile. Ma la parola chiave - che la preside Rocchi - spende è quella dell'alleanza. «Fare alleanze sul territorio - dice - con gli enti locali, ma soprattutto con le famiglie, perché la scuola è una risorsa che non va mortificata con una visione che è tipica del pubblico impiego».
«Perché protestiamo». Giulia Biagetti e Matilde Barontini, rappresentanti d'istituto, raccontano perché dall'11 al 16 ottobre migliaia di studenti sono scesi in piazza contro la riforma Gelmini. «Perché è una riforma - afferma Giulia - che ha generato incertezza ed ansia negli studenti, nelle famiglie e nel personale. Perché è una riforma che uccide la scuola, che taglia i docenti e che lascia i laboratori vuoti per mancanza di tecnici». E Matilde: «Ai giovani non va negata la speranza di poter cambiare le cose». Nel merito dei problemi è intervenuto Francesco Gramaglia, del Cattaneo: «Dobbiamo pagare una quota per fare l'assemblea d'istituto perchè manca un'aula. Ci sono problemi strutturali nell'edificio di via Marrucci e va messa a norma la scala antincendio».
Una giungla di interlocutori. I sindacati della scuola denunciano due cose. Da una parta Taddei (Cgil) che critica la scelta di destinare 260 milioni di euro alla scuola privata e chiedere il rinnovo dei contratti di lavoro e la stabilizzazione dei precari. Dall'altra Corrieri (Snals) che rivendica la necessità di avere «un interlocutore unico» con cui trattare, a partire dalle dotazioni del personale.
Il dibattito politico. Accendono i fuochi Gasperini (Pdl) e Di Lascio (Pd): Il primo: «Parlate di tagli, ma il governo Prodi aveva riproposto gli stessi tagli che ha fatto Berlusconi. Con la differenza che abbiamo introdotto il bonus per i docenti meritevoli, 500 milioni alle università migliori, il blocco delle risorse alle università con una spesa eccessiva. E ha chiuso: «Vogliamo la libertà di educare, no uno stato totalitario che impone un modello educativo». Replica di Di Lascio: «Ringrazio Lorenzo che finalmente ci ha detto che Berlusconi ha introdotto un sistema totalitario. Il fatto è che ci vuole una riforma vera e chi ci governa non ha affatto voglia di ascoltarci».
Rapida carrellata di interventi: l'assessore Garigali, Grosso (Idv), Gentili (Pd), Imbroglia (Pd), Costantino (Psi) il quale ha ricordato come l'Italia è al penultimo posto per la spesa per la scuola (4,5% del Pil). Poi Barabino (Pdl): «Non i piace affatto l'impostazione data a questo consiglio. Abbiamo perso l'opportunità di parlare dei problemi della scuola». Chiusa per il sindaco Benedetti che, nel sottolineare la qualità dell'offerta scolastica cecinese, ha rivendicato il ruolo di una scuola pubblica che premi i capaci e non i raccomandati, fornisca opportunità e mobilità sociale. A.R.
Numeri eloquenti che, se da un lato testimoniano la buona qualità dell'offerta scolastica cecinese, dall'altra accrescono le responsabilità di docenti ma soprattutto dei capi d'istituto. Lo dice chiaramente Grazia Rocchi, preside del Fermi, durante la seduta del consiglio comunale aperto. «Si assiste ad una diminuzione del tempo-scuola mentre si impone l'aumento del numero di alunni per classe. Il risultato è che ci troveremo costretti a malincuore, per il prossimo anno scolastico, a non prendere ulteriori iscrizioni». In sostanza, se il limite minimo per classe è di 27 alunni, qualcuno dei «ritardatari» rischia seramente di restare alla finestra.
L'offerta che cresce. Sia al Fermi che al Polo-Cattaneo l'offerta si amplia: 5 indirizzi al Fermi, con «una crescita nel linguistico nelle scienze umane», sottolinea la prof. Rocchi. 7 indirizzi al Polo-Cattaneo con la novità - ricordata dal preside, prof. Di Pietro - del liceo grafico, con la speranza che «si trovino tre aule per garantire le attività», richiesta che l'istituto ha già avanzato al Comune e formalizzerà alla Provincia. Proprio Di Pietro ha evidenziato, nel suo intervento, come l'istituto abbia arricchito la propria offerta, negli anni, col ritorno dell'indirizzo agrario e si sia consolidato come punto di riferimento. Il futuro? Difficile. Ma la parola chiave - che la preside Rocchi - spende è quella dell'alleanza. «Fare alleanze sul territorio - dice - con gli enti locali, ma soprattutto con le famiglie, perché la scuola è una risorsa che non va mortificata con una visione che è tipica del pubblico impiego».
«Perché protestiamo». Giulia Biagetti e Matilde Barontini, rappresentanti d'istituto, raccontano perché dall'11 al 16 ottobre migliaia di studenti sono scesi in piazza contro la riforma Gelmini. «Perché è una riforma - afferma Giulia - che ha generato incertezza ed ansia negli studenti, nelle famiglie e nel personale. Perché è una riforma che uccide la scuola, che taglia i docenti e che lascia i laboratori vuoti per mancanza di tecnici». E Matilde: «Ai giovani non va negata la speranza di poter cambiare le cose». Nel merito dei problemi è intervenuto Francesco Gramaglia, del Cattaneo: «Dobbiamo pagare una quota per fare l'assemblea d'istituto perchè manca un'aula. Ci sono problemi strutturali nell'edificio di via Marrucci e va messa a norma la scala antincendio».
Una giungla di interlocutori. I sindacati della scuola denunciano due cose. Da una parta Taddei (Cgil) che critica la scelta di destinare 260 milioni di euro alla scuola privata e chiedere il rinnovo dei contratti di lavoro e la stabilizzazione dei precari. Dall'altra Corrieri (Snals) che rivendica la necessità di avere «un interlocutore unico» con cui trattare, a partire dalle dotazioni del personale.
Il dibattito politico. Accendono i fuochi Gasperini (Pdl) e Di Lascio (Pd): Il primo: «Parlate di tagli, ma il governo Prodi aveva riproposto gli stessi tagli che ha fatto Berlusconi. Con la differenza che abbiamo introdotto il bonus per i docenti meritevoli, 500 milioni alle università migliori, il blocco delle risorse alle università con una spesa eccessiva. E ha chiuso: «Vogliamo la libertà di educare, no uno stato totalitario che impone un modello educativo». Replica di Di Lascio: «Ringrazio Lorenzo che finalmente ci ha detto che Berlusconi ha introdotto un sistema totalitario. Il fatto è che ci vuole una riforma vera e chi ci governa non ha affatto voglia di ascoltarci».
Rapida carrellata di interventi: l'assessore Garigali, Grosso (Idv), Gentili (Pd), Imbroglia (Pd), Costantino (Psi) il quale ha ricordato come l'Italia è al penultimo posto per la spesa per la scuola (4,5% del Pil). Poi Barabino (Pdl): «Non i piace affatto l'impostazione data a questo consiglio. Abbiamo perso l'opportunità di parlare dei problemi della scuola». Chiusa per il sindaco Benedetti che, nel sottolineare la qualità dell'offerta scolastica cecinese, ha rivendicato il ruolo di una scuola pubblica che premi i capaci e non i raccomandati, fornisca opportunità e mobilità sociale. A.R.
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