Un anno e mezzo la pena disposta dal giudice nei confronti dei sette imputati macedoni
Condannati per il furto all'ex El Cambalace
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ROSIGNANO. Si sono difesi fino all'ultimo dicendo di aver semplicemente eseguito una commissione per conto del proprietario, ma il giudice non ci ha creduto. E li ha condannati tutti e sette a un anno e sei mesi di reclusione per furto aggravato in concorso. Gli imputati sono macedoni e hanno età comprese tra i 19 e i 32 anni: Saidov Saban, Bekir Muarem, Bekir Senad, Daidov Sinan, Saidov Ferdi, Becir Dzengigs, Ismaili Agron.
Erano stati arrestati dai carabinieri un mese fa, il 16 marzo, sorpresi dai carabinieri nell'ex negozio di antichità El Cambalace sulla via Emilia, al bivio per Gabbro, mentre caricavano materiale nei furgoni.
A chiamare i militari era stato Vinicio Ferretti, residente a Castelnuovo della Misericordia, proprietario del negozio. Anzi dell'ex negozio, visto che l'anno prima El Cambalace era andato distrutto in un incendio. Ferretti aveva visto tre furgoni parcheggiati lungo una strada sterrata, lì accanto, e aveva telefonato al 112. Sul posto erano arrivate tre pattuglie. Dopo aver tagliato il catenaccio, i sette avevano cominciato a caricare sui furgoni macchinari per la lavorazione artiginale del ferro e altro materiale ferroso. Da un primo inventario circa ventimila euro di merce. I macedoni anche quel giorno si erano giustificati dicendo di essere stati incaricati dallo stesso proprietario di ripulire l'esterno dell'immobile. Incarico poi smentito da Ferretti. Arrestati per furto aggravato in concorso e trasferiti nel carcere delle Sughere, ieri mattina i sette sono stati processati a Livorno davanti al giudice monocratico Sandra Lombardi. Pubblico ministero Luca Masini. Il loro avvocato difensore ha ripetuto la storia dell'incarico assegnato agli imputati dallo stesso Ferretti, ma il giudice non ha creduto a una sola parola. E così i macedoni sono stati condannati a un anno e sei mesi di reclusione.
Erano stati arrestati dai carabinieri un mese fa, il 16 marzo, sorpresi dai carabinieri nell'ex negozio di antichità El Cambalace sulla via Emilia, al bivio per Gabbro, mentre caricavano materiale nei furgoni.
A chiamare i militari era stato Vinicio Ferretti, residente a Castelnuovo della Misericordia, proprietario del negozio. Anzi dell'ex negozio, visto che l'anno prima El Cambalace era andato distrutto in un incendio. Ferretti aveva visto tre furgoni parcheggiati lungo una strada sterrata, lì accanto, e aveva telefonato al 112. Sul posto erano arrivate tre pattuglie. Dopo aver tagliato il catenaccio, i sette avevano cominciato a caricare sui furgoni macchinari per la lavorazione artiginale del ferro e altro materiale ferroso. Da un primo inventario circa ventimila euro di merce. I macedoni anche quel giorno si erano giustificati dicendo di essere stati incaricati dallo stesso proprietario di ripulire l'esterno dell'immobile. Incarico poi smentito da Ferretti. Arrestati per furto aggravato in concorso e trasferiti nel carcere delle Sughere, ieri mattina i sette sono stati processati a Livorno davanti al giudice monocratico Sandra Lombardi. Pubblico ministero Luca Masini. Il loro avvocato difensore ha ripetuto la storia dell'incarico assegnato agli imputati dallo stesso Ferretti, ma il giudice non ha creduto a una sola parola. E così i macedoni sono stati condannati a un anno e sei mesi di reclusione.
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